Bettini, il ct record: ammiraglia in panne con zero medaglie

E' il Mondiale degli spagnoli e dei belgi, più precisamente dei Rodiguez, dei Valverde, dei Gilbert, perchè lo strappo finale è disegnato sulla loro pelle come un vestito d'alta sartoria. Noi italiani saremo gli intrusi, in una festa che non ci riserva posti a capotavola. Succede. Però c'è modo e modo d'essere intrusi: ci si può chiudere nell'ombra di un angolo defilato, senza dare fastidio a nessuno, oppure si può decidere di puntare sulla dignità e sull'orgoglio, facendo il diavolo a quattro, mandando a rotoli la festa.
Se il bon ton fa preferire la discrezione e le buone maniere, il campionato del mondo applaude gli intrusi che ribaltano i tavoli e fanno volare i piatti. Ed è così che l'Italia, stavolta quotata come il due di bastoni quando la briscola è spade, può tirare fuori il suo scatto d'orgoglio. L'idea che sia Nibali, il nostro miglior ciclista contemporaneo, a firmare il colpo di scena è poetica e suggestiva, ma francamente risulta molto ipotetica: che abbia il fondo per una corsa lunga e faticosa è un dato di fatto, ma che perda dieci volte su dieci in un finale così scattoso è altrettanto assodato. La speranza? Che gli riesca l'impresa solitaria, o che riesca a portarsi allo sprint gente più legnosa e più stremata di lui.
Le altre carte sono tutte da inventare: abbiamo l'ultimo del casato Moser, Moreno, nipote di Cecco, che ha le vere caratteristiche del finisseur, ma attualmente ha anche soltanto 21 anni. Non gli si può chiedere l'impossibile. Nè a lui nè tanto meno a Ulissi, che ne ha 23, ma che comunque è ancora nella fase infantile del campione.
Servirà tanta fantasia. E tanto coraggio. E tanta fatica. Questa la verità. Giocando sull'imprevedibile, qualcosa arriverà. Soltanto così gli intrusi daranno un senso alla loro presenza, mandando in frantumi il rigido programma della giornata, che prevede tutta una domenica olandese all'insegna del duello interno alla Spagna (Rodriguez, Valverde, Contador), abbinato al duello con il Belgio dello specialista Gilbert.
Servirebbe un Bettini, ecco chi servirebbe domani a Valkenburg. Purtroppo un Bettini l'abbiamo, ma sta sull'ammiraglia. E qui, purtroppo, è decisamente molto meno letale del suo alter ego ciclista. Talmente meno letale da essere ormai a pieno titolo anche il cittì azzurro meno vincente della storia: finora in due Mondiali e un'Olimpiade nemmeno una medaglia di domopack. Mai, dal 1946, anno in cui nasce l'ammiraglia azzurra con Alfredo Binda, un tecnico è andato tanto in bianco. A zero risultano Armando Lunari, nel '48, e Antonio Covolo, nel '62 (fonte Tuttobici), ma furono entrambi fermati al primo tentativo. Bettini, purtroppo, reitera i fallimenti.
Inutile girarci troppo attorno: il vero tema della corsa di domani, il vero premio in palio, è il futuro del cittì. Lui stesso, uomo di sport e uomo di mondo, sa bene che ti possono tutti volere un mondo di bene, ma che senza risultati l'amore decade. In un altro sport a caso, Bettini avrebbe già cambiato nazione, nazionale o nazionalità. Magari pure mestiere. Trattandosi del ciclismo, dove sopravvivono un'altra tradizione e un'altra mentalità, la pazienza ha sì un limite, ma spostato molto in là. Ora però ci siamo comunque vicini. Tornasse anche dall'Olanda senza nemmeno un bronzo, Bettini finirebbe inevitabilmente nella simpatica posizione del cappone sotto Natale.
La federazione, al momento, sorvola sull'argomento. Inevitabile e doveroso, a poche ore da una corsa tanto importante. Addirittura si garantisce che soltanto giornalisti malevoli e carogne - come me - possono anche soltanto pensare a una rimozione di Bettini. Ma Bettini per primo sa che sono le parole esatte utilizzate proprio alla vigilia dei processi di Norimberga, intentati immancabilmente contro tutti gli allenatori di tutti gli sport rimasti a zero nella casella risultati.
Bettini, per di più, ha una dannata complicazione: siede sull'ammiraglia azzurra dopo Martini (22 anni con 6 ori, 7 argenti, 7 bronzi, senza Olimpiadi perchè allora riservate ai dilettanti), e dopo il compianto Ballerini (8 anni con 4 ori, 2 argenti, 1 bronzo). Alle volte, i numeri. Parlano più di tante disquisizioni tecniche. Se Bettini tornerà anche da Valkenburg con il suo zero sbarrato, il confronto comincerà a farsi imbarazzante. E qualche conclusione andrà tratta. Magari da Bettini stesso.