Il bis mondiale con i venti di guerra

Parigi, 19 giugno 1938

L a Francia nel destino. Nel 1938 Parigi si tinge tre volte d'azzurro per un cavallo, un ciclista e una squadra italiani. Nearco vince il Prix de Paris di galoppo a Longchamp, Gino Bartali conquista il suo primo Tour de France arrivando in maglia gialla al Parco dei Principi, mentre la Nazionale di Vittorio Pozzo centra il suo secondo Mondiale consecvutivo battendo in finale l'Ungheria a Colombes.

Eppure sono tempi in cui non tira una bella aria tra italiani e francesi che due anni più tardi si ritroveranno a combattersi sulle Alpi Marittime. Così l'accoglienza a Colombes per la nostra Nazionale non è delle più amichevoli: fischiano i francesi, perché nei quarti siamo stati proprio noi a buttare fuori la squadra di casa, e fischiano i fuoriusciti italiani soprattutto nel momento in cui viene suonata la Marcia reale con Meazza e compagni impettiti nel saluto romano. Insomma, l'ambiente congiura contro l'Italia, anche se la squadra di Pozzo, dopo aver eliminato il Brasile in semifinale, si gode serena i favori del pronostico.

Il calcio danubiano, infatti, si addice ancor più di quello brasiliano alle caratteristiche azzurre e quando Sarosi e compagni, subito in svantaggio per un gol di Colaussi al 5', tentano la rimonta, davanti a Biavati e Piola si aprono delle autostrade verso la goleada finale. Sarà un rotondo 4-2 con due doppiette di Gino Colaussi e di Silvio Piola, sarà l'apoteosi del calcio di Pozzo che nell'arco di cinque stagioni va a prendersi due Mondiali e un'Olimpiade. E quando Pepin Meazza va a ritirare la coppa, il presidente francese Lebrun si lascia scappare: «Questi italiani vincono tutto...».

Non sanno, né Lebrun, né gli azzurri, che quel trionfo aprirà anche il digiuno più lungo della nostra Nazionale che tornerà a vincere solo nell'Europeo di trent'anni dopo.