Juve, vince la neve. Dalla bolgia alla bufera

Partita con il Galatasaray fermata dopo mezz'ora, si recupera oggi alle 13 se il tempo lo permette

Dalla bolgia (acustica) alla bufera (meteo) è stato un soffio, dieci minuti calcistici vissuti nell'atmosfera della steppa. E tutti fermi. Si riprova oggi, partendo dal minuto in cui Galatasaray e Juve si sono fermate. Per l'arbitro mancavano venti minuti a chiudere il primo tempo. Anche se il cronometro dice che le squadre si sono fermate dopo 27 minuti e 45 secondi (ma per alcuni cronometri erano di più e su quello dello stadio segnava 31'), la palla era già di un bel rosso da giochi per asilo infantile, il campo bianco, le strisce scomparse, la capacità visiva dei giocatori ridotta e la pazienza dell'arbitro Proença ormai al limite.

Istanbul aveva promesso bolgia e sofferenza alla Juve. In realtà la bolgia era superabile, il Galatasaray forse, la neve è stata molto più forte, invincibile, irrefrenabile. I metereologi ci avevano visto bene, avendo previsto la perturbazione che, fra l'altro, è stata profetizzata anche per oggi. Ma il campo riscaldato prometteva di dare una mano ai giocatori e le folate di neve che, nelle ore precedenti la partita, si erano alternate a momenti di tregua, lasciavano pensare che il calcio, il pallone e il loro santo protettore l'avrebbero fatta franca. Per venti minuti è stato così: partita un po' freddina anche dal punto di vista del bel giocare, squadre impegnate in un calcio marmellata dove tutti stavano appiccicati a tutti, Juve molto indietro quasi passiva per un buon dieci minuti fin al momento in cui Llorente ha agganciato un pallone in area e rischiato di bucare Muslera.

Ecco, chissà, in quel momento forse le stelle hanno temuto per la squadra di casa. La tormenta di neve che stava già infiocchettando il campo della Turk Telecom Arena ha cominciato a farsi violenta. Drogba, per primo, ha chiesto all'arbitro di cambiare pallone. «Non si vede niente», gli ha fatto capire a gesti. Chiellini si è adeguato. Il gioco è ripreso per qualche minuto, ma poi l'arbitro ha pensato alla regolarità della partita, al diavolo gli interessi televisivi che l'Uefa difende sempre scrupolosamente. Proenca ha interrotto, parlottato con i giocatori, spiegato che era almeno necessario liberare le linee delimitanti il campo, magari segnarle di rosso come si usa quando scende la neve.

La neve di Istanbul, fra l'altro, pareva pioggia ghiacciata ma con una certa consistenza, quasi truciolosa, non certo fiocchi che si perdevano sul terreno. Ritrovare un bianco manto è stata questione di minuti. Sul tabellone segnava appunto il minuto 31, ma l'arbitro aveva già previsto cinque minuti di recupero sennò sarebbe stato impossibile rigiocare la partita il giorno dopo. Oltre la mezzora il match andava a data da destinarsi. Proenca ha fatto rientrare le squadre negli spogliatoi, ha atteso mezzora chiedendo un po' di clemenza al tempo. Inutile! Non appena il campo era stato dignitosamente sgombrato, la neve ha ricominciato a cadere con dispettosa impudenza. A quel punto l'arbitro portoghese, rispuntato dagli spogliatoi, ha aperto le braccia in inequivocabile gesto di sconsolazione ed ha confidato all'assistente: «Penso sia impossibile continuare a giocare». Detto e fatto.

La Juve era stata accolta dai fischi, ha finito cercando i fiaschi. Come direbbe un telecronista: di the caldo. Oggi la replica, si spera fino in fondo. La partita, non solo la neve, ha detto che sarà dura.