Bolt cerca il grande slam La Trost un salto sul podio

La Giamaica vola verso il grande slam: Shelly Ann Fraser- Pryce ha raddoppiato il suo oro sui 200 metri. Oggi tocca a Bolt. I mondiali di Mosca stanno scegliendo i personaggi da tramandare al ricordo e allora metteteci pure questo topolino giamaicano, che ama i vezzi del color rosa, che odiava i 200 metri e che ieri per 120 metri ha dominato, poi sofferto il recupero di Murielle Ahourè, la ragazza della Costa d'Avorio che raddoppia il suo argento dei 100 metri. Resta negli occhi il viso piangente di Allyson Felix, saltata sulla mina di un muscolo ribelle e portata fuori pista in braccio.
Scoperte le signore dello sprint (finora la Fraser aveva fatto collezione di ori solo sui 100), tocca a Usain Bolt. Ieri si è fato una bella risata con il vicino di corsia chiudendo la batteria, ha sofferto per un male al piede nella semifinale. Nulla che faccia pensare ad un clamoroso ribaltamento di valori. Anche stasera tutti ad inseguirlo: ieri il boy inglese Adam Gemili, odierno regnante del mondo junior, ha stupito tutti correndo in 19”98, dopo aver già abbassato in batteria (20”17) il suo personale (20”30). Detto, però, che il più veloce delle semifinali è stato l'americano Curtis Mitchell (19”97), non stralunate davanti al 20”12 di Usain Bolt, il più lumacone nel vincere la sua semifinale. Bolt si sta gestendo con il bilancino del veterano o, forse, di chi conosce il suo fisico e la dote del suo allenamento. Sempre Bolt ma stasera comincerà a fare i conti con la nouvelle vague: l'inglesino diciannovenne e Warren Weir il rampante giamaicano. Giamaica che ieri si è anche guadagnata l'argento nella 4x400, battendo allo sprint i russi e guardando da lontano gli americani, all'ottavo oro su 14 edizioni.
Ma oggi è il giorno dell'ultima speranza anche per Italia nostra. Va in pedana Alessia Trost, che la mattina di Ferragosto ha centrato la finale del salto in alto sfidando le migliori sul piano del “vediamo chi sbaglia prima”. La sfida si è arenata al metro e 92 valso per tutte (sono 13) la qualificazione. La Trost è passata al primo salto al metro e 78, poi 1,83, 1,88, 1,92. Come lei tre russe, Chicherova, Gordeeva, Shkolina, la spagnola Beitia, la lituana Palsyte e la svedese Green. La folletta americana Barrett, una delle favorite, ha invece impiegato tre salti sul metro e 83. Le altre hanno dovuto dannarsi di più. Già, ma come fare per batterne la maggior parte e pensare ad una medaglia? Alessia ha trovato una soluzione. «Vado senza pensare, tranquilla. Come nella qualificazione». Forse non basterà, l'alto femminile è gara di grande qualità. Esattamente come l'alto maschile, forse una delle più belle del mondiale, vinto dall'ucraino Bondarenko, l'uomo che porta una scarpa rossa ed una gialla, e che, dopo aver battuto Mutaz Barshin, la cavalletta del Qatar, ai 2 metri e 41, ha provato tre volte il 2,46 del record del mondo: fallito ma siamo vicini al cambio di padrone.
Ecco, sarà una faticaccia e, nel caso, un'impresona trovare la Trost sul podio. Ma a lei dobbiamo aggrapparci dopo aver visto spegnere le speranze di Daniele Greco, che ha sentito una scossa al muscolo della gamba destra prima di iniziare le qualificazioni del triplo: stiramento e amen. Fabrizio Donato ha fallito le misure fermandosi a un misero 16,53 e Fabrizio Schembri è entrato fra i dodici finalisti con un 16,83 lontano anni luce dal 17,41 con il quale il francese Teddy Tamgho guida il gruppo. E se la 4x400 femminile è entrata in finale con una coraggiosa frazione della Grenot e la Caravelli nella semifinale dei 100 ostacoli, Italia nostra non può certo glorificare questi mondiali. Eppure l'Europa va forte, magari con i naturalizzati. Mo Farah ha vinto con discreta facilità anche l'oro dei 5000 metri e la Svezia ha conquistato il suo primo oro nel mezzofondo donne, ovvero nei 1500 metri, grazie ad Abeba Aregawi, una simpatica gazzella che, l'anno scorso ai Giochi di Londra, correva ancora sotto la bandiera etiope.