Bolt è meno marziano "Ma conta divertirsi"

Vince con più fatica. Soffre e lotta, il campione rinuncia allo show. "Ero qui per l'oro, non per il record". Stadio di Mosca troppo vuoto

Meno marziano e più umano. Meno Bolt e più campione. Ancora oro ma stavolta i riflessi sono diversi. Luccica senza abbagliare, attrae nella bellezza ma si lascia pesare, toccare, quasi carezzare. Usain Bolt ha vinto il sesto oro mondiale, ma tutto è sembrato più armonico rispetto al passato: c'era un tempo in cui il Fenomeno frenava, giocava, guardava il tabellone e faceva i records. Ieri sera, nello stadio di Mosca che non ne ha onorato la fama lasciando molti vuoti sulle tribune, Usain ha finto di aprire un ombrello per combattere la pioggia. La solita mimica prima di partire. Si, ma qualcosa di diverso rispetto al passato. Meno gioia e più concentrazione. Bolt compierà 27 anni il 21 agosto: un segnale del tempo che corre? Magari un retropensiero sulle storie di doping che hanno devastato la Giamaica e la credibilità dei suoi campioni?

Un fulmine nella pioggia è assolutamente naturale. Ma stavolta Bolt ha dovuto aprire un paracadute per planare sul traguardo, ha onorato fama ma anche la fatica di un campione, tutto quanto soffre in allenamento eppoi trasforma in successo. Usain ha sofferto e lottato fino in fondo, ha mostrato i denti quando l'accelerazione lo ha costretto a passare davanti agli avversari. Al fianco teneva Justin Gatlin, e sì lo ha passato, ma cercando lo sforzo, chiedendo al fisico il massimo, dimostrando che oggi la sua resistenza alla velocità fa ancora la differenza, ma pure per lui c'è una montagna da scalare.

Bolt primo davanti a tutti anche ieri sera, un re impossibile forse. Un campione migliore certo. Intorno aveva tre giamaicani (Carter, poi terzo, Bailey Cole 4°, Ashmeade 5°, Justin Gatlin gli stava accanto nella corsia 5 (lui era in sesta), più in là il francese Lemaitre che, nelle semifinali aveva tolto il posto al connazionale Vicaut grazie ai recuperi, e l'inglese Dasaolu. La corsa è stata un testa a testa con Gatlin: previsto e prevedibile, nonostante le preetse degli altri. Usain ha corso nel miglior tempo della sua stagione (9”77) dimostrando, come alle Olimpiadi di Londra, di saper trovare la forma nel momento che conta. Non è stato il miglior tempo in assoluto di tutta la stagione, perchè quello rimane a Gay (9”75) che il doping ha rispedito al confino. Gatlin da quel confino c'è uscito qualche tempo fa ed ha promesso di non volerci tornare.

Bolt ha sempre giurato di andare a benzina propria. Voglio divertirmi, ha ripetuto anche ieri sera. È un refrain, che talvolta diventa un tormentone. La necessità di non dimenticarlo. Ripetuto dopo un oro olimpico o mondiale. Sempre uguale, appunto come ieri. Leggete: «Sono felice, perché ho fatto quello che volevo. Era importante essere tranquillo. Tutto può essere divertente, dipende dalle vibrazioni che sento. Comunque ero venuto qui per vincere e non per stabilire il nuovo record del mondo, quindi ho semplicemente cercato la vittoria. E anche stavolta sono andato in pista per divertirmi». Ce l'ha fatta. A modo suo.

Questa stagione è stata un salir di gradini come l'anno passato. Finché non è arrivato a Mosca ed ha aperto le ali. Ha corso quarti e semifinali in costante miglioramento. Il tanto per essere un numero uno, ma senza buttare energie. In semifinale ha segnato 9”92 controllando come un gattone l'americano Rodgers, piccoletto tutto pepe, Ashmeade aveva fatto meglio (9”90), Gatlin un po' peggio (9”94). Poi si è infilato nella notte piovosa, e ne è uscito più grande. Glielo ha detto l'avversario americano che lo aveva battuto al Golden gala: «Usain sarà uno che resterà nella storia: sono contento di averlo spinto ad entrarci». Gli altri dietro, Lemaitre pure con un brutto ricordo al fisico che forse gli farà saltare altre gare.

Bolt doveva regolare il conto con il mondiale di due anni fa a Daegu. Quella squalifica deve aver giocato pesante. Forse non sarà un caso se, ai blocchi, è scattato con il quinto tempo di reazione (0.163): come Gatlin. Molto meglio l'altro giamaicano Nickel Ashmeade (0.142) che aveva tutto per prendersi una medaglia, ma poi si è perso. Cinque atleti sotto i 10 secondi in terra russa: non era mai successo. Ci voleva Bolt e la compagnia giamaicana. E anche così il fulmine nella pioggia sa far storia.