Il bomber senza rete: "Dybala? Alla Juve toglierei Barzagli"

Domani sera il derby d'Italia. L'ex Samp da quando è nerazzurro non segna più: "Mi manca il gol, ma non è che non dormo per questo. E su Paulo..."

nostro inviato ad Appiano G.

«Eder è arrivato in un momento di difficoltà della squadra. Ha sempre dato il massimo e sa giocare a calcio benissimo. Spero che segni al più presto perché se lo merita». Roberto Mancini a inizio settimana a Palazzo Vecchio di Firenze, in occasione del suo ingresso nella «Hall of fame».

Perché ha parlato proprio di Eder? Perché in genere fa più notizia la nera della bianca e chiedergli se fosse rimasto contento del gol di Icardi dopo quaranta metri palla al piede, sembrava brutto. Invece il cannoniere della Sampdoria, dopo essere arrivato all'Inter, la porta non l'ha più vista, zero reti, quasi come i suoi tiri in porta. Adesso alla vigilia della sfida allo Juventus Stadium, l'italo brasiliano è dietro la scrivania e cerca di spiegare cosa gli stia succedendo: «La verità? Niente, non mi sta succedendo niente, nella vita ci sono momenti buoni e altri meno. Al gol ci penso ma vado in campo sereno, non è una cosa che non mi fa dormire». Però un gol alla Juventus sarebbe un bel colpo per rompere il digiuno, giusto? «Andiamo lì a fare la nostra partita, carichi, conosciamo l'importanza della gara. Le vicende societarie...? Guardate, sinceramente, io non ci bado e credo che neppure i miei compagni gli stiano dando troppa importanza. Ho visto la squadra lavorare con intensità, i numeri dicono che la Juventus ha 10 punti più di noi, ha superato il suo momento delicato e anche noi speriamo di aver superato il nostro. Se le toglierei Dybala? No, le toglierei un difensore, Barzagli su tutti. Ma andremo lì per fare la nostra partita, senza paura, non so se un risultato positivo ci rilancerebbe ma vincere fa sempre morale. Poi ci sono altre undici giornate. Ma a Torino siamo certi che faremo bella figura».

Ci aspettavamo che dicesse: andiamo Torino a vincere e poi vinciamo tutte le altre undici.Massì, in un momento come questo si esagera, magari solo per abbassare quel velo di fragilità che spesso accompagna le vicende nerazzurre e non lascia guardare lontano. Se l'Inter pensava, o sperava, che sarebbe bastato organizzare un incontro con il suo presidente per sciogliere ogni dubbio sulla chiacchierata vicenda societaria, ecco che ha ricevuto per l'ennesima volta la prova provata che le cose stanno in altri termini. Ci sono voluti anni e anni per rendere sempre precaria la sua esistenza, e così anche quando il presidente di turno ci mette la faccia, i commenti sono un coro: ...sì, però... E questo non aiuta. Se Thohir parla di 190 potenziali milioni di tifosi dell'Inter nel continente asiatico, viene paragonato alla proiezione di Mr Bee che prospetta 100 milioni l'anno di ricavi dallo stesso mercato. Se tecnici e design si arrabattono e compilano un dossier sullo stadio San Siro, ecco che hanno gettato il loro tempo. Ai cugini non gusta. Adesso si mormora che Thohir sarebbe pronto ad acquisire la nuda proprietà del Meazza perché ha capito che il Milan, Barbara Berlusconi nello specifico, non ha ancora accantonato l'idea di uno stadio di proprietà e quindi ha poca voglia di investire su San Siro. Lavoreranno assieme, fra persone intelligenti si trova sempre una soluzione. Ma tutto questo conferma che l'Inter si trova sempre in mezzo al guado e, ma dai, con una straordinaria puntualità quando gli affari sul campo non girano a mille.Domenica sera Mancini è chiamato a sciogliere un quesito fondamentale, e cioè se la sua Inter è quella dei primi quattro mesi, o l'attuale.

Se Eder non si fosse fatto vincere dalla diplomazia avrebbe dovuto dire che non è un gran momento per la Signora, un pari con brivido a Bologna, un altro pari con due brividi con il Bayern. E dopo aver battuto un Napoli talmente intimorito da creare un precedente certo di cose da non fare in trasferta allo Stadium. Mancini potrà convocare Kondogbia a cui è stata cancellata la seconda giornata di squalifica. Non ci sarà invece Brozovic, squalificato. Al momento ogni ipotesi di formazione è buona, magari con Juan Jesus quarto di sinistra, o Biabiany a destra, da scongiurare solo l'impiego simultaneo di Medel e Felipe Melo. Davanti la scelta è talmente ampia che ci si domanda se per caso anche Mancini non abbia le sue colpe. Il modulo è una variabile di second'ordine se hai undici calciatori motivati, che sanno cosa devono fare e preparati fisicamente. Perfino Eder è d'accordo: «Alla Samp abbiamo giocato in un modo e poi in un altro, quando è arrivato Montella abbiamo cambiato ancora. Però io ho fatto 12 gol ugualmente». Fanno tre punti e anche Thohir prende nove in pagella.

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