Bonucci, un badante per Mario

Cracovia Scusate, ma perché non parla Balotelli? I giornalisti inglesi, in fila ordinatissima, a casa azzurri, non chiedono altro senza ricevere risposte convincenti. E dinanzi all'arrivo di Abate e Bonucci, in rigoroso ordine alfabetico, nelle due salette riservate alle conferenze, beh fanno certe facce... Anche noi, in verità, nel nostro piccolo, avremmo voglia di incrociare questo ragazzo che sta monopolizzando l'informazione italiana e straniera, guardarlo negli occhi, rivolgergli qualche domandina e provare a capire cosa gli succede davvero, se, come si affanna a ripetere Demetrio Albertini, il capo-delegazione, «non è affatto isolato, anzi al contrario» e con quel gol all'Irlanda si è liberato dell'armatura che sembrava schiacciarlo nelle precedenti esibizioni con Spagna e Croazia.
«Ha parlato a Coverciano prima di partire» ricorda sempre Albertini che è diventato un altro degli interlocutori privilegiati del gruppo, non perché sia un federale ma perché gli viene riconosciuto il rango di calciatore, forse qualcosa in più, diciamo calciatore di grande valore. Nei giorni che scandiscono l'arrivo del viaggio a Kiev e dell'Inghilterra, si alternano Diamanti e De Rossi (un figurone quello del romanista dietro il microfono), Abate e Bonucci, mentre Buffon scrive su facebook, Balotelli resta lontano dai media e Cassano, quando è in vena di dire la sua, elegge a suo personale portavoce l'inviato di Mediaset.
«Manca all'appello solo Montolivo, poi han parlato tutti» riferisce con orgoglio sempre Albertini che è anche responsabile del rapporto Nazionale-media e lavora sodo per evitare che si dica quel che nel 2004 si disse sul conto di Vieri e di Cassano, due ingestibili.
Forse non è proprio l'anarchia ma una sorta di difesa doverosa del clima sereno che regna nel ritiro azzurro alla periferia di Cracovia. E che Balotelli non sia un "hombre triste y solitario" lo confermano le foto circondato dai bambini di Polonia e la dichiarazione dello stesso Leo Bonucci diventato a sua insaputa il badante di Mario senza che nessuno gli desse l'incarico pubblico ma riscuotendo per il famoso gesto, la mano davanti alla bocca di Balotelli colmo d'ira, i complimenti di Prandelli e anche di qualche giornale politicamente corretto. «Quando siamo entrati nello spogliatoio dopo la qualificazione, a Poznan, mi ha ringraziato e mi è venuto incontro ad abbracciarmi» è il simpatico siparietto riferito sempre da Bonucci che ha un debole per Mario avendolo incrociato ai tempi del settore giovanile dell'Inter e avendo vissuto con lui giorni spensierati, lontani dai riflettori quando è possibile coltivare il senso più autentico e disinteressato dell'amicizia. Bonucci, che pure gode di un motivatore personale, conosciuto a Treviso qualche anno fa, è pronto a ripetere la missione e a tenere al riparo dalle offese Mario qualora dovesse ripetersi, con un altro gol, magari decisivo, rifilato sulla schiena dell'odiata Inghilterra. «Sono pronto a rifare quel gesto, se dovesse tornare utile» è la chiusura di Bonucci dedicata a Balotelli.
Ma quando parla Balotelli? Parla tutti i giorni, anche attraverso gli altri sodali e non fa grandi danni.