Botte ai Mondiali, 4 schiaffi a Kiev e quanti rigori maledetti per l'Italia

Dalla battaglia di Firenze al pugno di Tassotti, al ko di Euro '12

di Tony Damascelli

Si va di ricordi e di narrazioni di chi quel tempo lo ha ancora dentro gli occhi. Italia-Spagna, roba antica, del primo Novecento, tra Giochi dell'Olimpiade e amichevoli, poi venne il mondiale e intervenne l'epica. Perché quello che accadde il 31 maggio del 1934 e pure il pomeriggio appresso, primo giorno di giugno, due volte Italia-Spagna, al campo Berta di Firenze, è ancora una lapide virtuale sulla quale ci sta scritto La batalla de Florencia. Zamora travolto, spagnoli tumefatti negli occhi e massacrati di botte, azzurri di Pozzo all'arma bianca, arbitri inetti, un belga di cognome Baert, poi lo svizzero Mercet, entrambi radiati. Spagnoli quasi tutti baschi, italiani tutti con saluto romano ma così romano che si narra dell'intervento di Mussolini per convincere ambasciatore e governo spagnolo a mettere a riposo Zamora e la sua leggenda. Spagnoli furie rosse in senso vero, li battemmo come significato etimologico calci e pugni, poi vincemmo il mondiale. Onore ai caduti.

Sono partito da lontanissimo perché le vicende più recenti bruciano ancora sulla pelle. Impossibile dimenticare l'America, Foxborough Massachussets, altri spaghetti western come al Berta di Firenze, stavolta Luis Enrique finisce con un naso sbilenco e sanguinante, lo stende Tassotti e seguono nove giornate di squalifica Fifa. Ma la Spagna tornò a casa, mentre noi andammo a sfidare il Brasile e i rigori, tra lacrime e drammi.

E perché non dire Vienna e quei rigori maledetti? Era l'Europeo del 2008, Svizzera e Austria paesi organizzatori, quarto di finale, Juan Carlos e Sofia si presentano allo stadio con defibrillatore al seguito, la toilette della tribuna vip viene sequestrata per il maquillage della regina di Spagna, l'Italia non ha Pirlo e Gattuso squalificati, finisce ai rigori, finisce male per De Rossi e Di Natale, a capo chino e piede molle.

Di Kiev, dell'Ucraina, del campionato d'Europa del 2012, meglio sarebbe non scrivere e nemmeno accennare. Ma fu. Quattro a zero, roba pesantissima, dopo le illusioni di Balotelli mister muscolo Hulk contro la Germania. Nessuna pietà per noi, la Spagna ci travolge, gli azzurri si spezzano e si piegano, Thiago Motta come Enrico Toti, prende il posto di Montolivo e si infortuna pure lui, Chiellini idem come sopra, una fine e una finale senza gloria.

Vennero altri rigori, maledetti, nella Confederations Cup , Bonucci il martire all'errore fatale, vincono loro, mattatori di ogni dove.

Nell'ultimo Europeo eravamo reduci dal trionfo sulla Germania, sicuri del colpo a sorpresa. Oggi, se battiamo la Spagna, ai quarti incontreremo proprio loro, i tedeschi di sempre. Scherzi del caldo e del calcio. Basta non pensare al passato per finire trapassati.