Bramati, il Mou dell'ammiraglia finito all'estero

BaroloIn questo Giro dominato e animato da australiani e colombiani l'Italia mostra con orgoglio i propri tecnici. Non c'è solo una fuga di gambe, corridori che hanno scelto di andare a correre per formazioni straniere come Nibali o Aru, ma ci sono anche cervelli in fuga, intesi come tattici, tecnici, motivatori. Anche il ciclismo ha i suoi Capello, Lippi o Ancelotti. Davide Bramati è uno di questi, ma non è il solo. Il "Brama" è un ex gregarione anni '90. Poche vittorie, ma tanta fatica al fianco di corridori come Museeuw, Bartoli e Bettini. Un ex Mapei che poi è salito in ammiraglia e ora in Belgio, dove lavora (Omega Pharma), viene chiamato per la sua fede interista il "Mou" del ciclismo ma soprattutto per il fatto che è un vincente. Ieri ha portato al successo Rigoberto Uran, ma ha piazzano 4 Omega Pharma nei primi 10: un trionfo.
L'Italia fa scuola, non solo Bramati, ma anche Luca Guercilena in America (Team Trek), Beppe Martinelli in Kazakistan (Astana), Fabio Baldato anche lui in America (Bmc), Claudio Cozzi in Russia (Katusha), Dario Cioni in Inghilterra (Sky): gli italiani sanno insegnare i segreti del mestiere come nessuno. Siamo bravi in ammiraglia. Il ciclismo sarà anche uno sport che si fa da seduti, ma i tecnici sono i più seduti dei loro atleti, visto che lavorano in macchina: e lì, gli italiani, hanno pochi rivali.