Il Brasile contro i suoi tabù: l'oro olimpico e il Maracanà

Neymar & C. vogliono vendicare l'1-7 del 2014

nostro inviato a Rio de Janeiro

L'Olimpiade della Selecão comincia solo ora, all'ultima partita. È il Brasile, è il calcio, è quella religione pagana che solo qui diventa così sacra da smuovere una nazione grande come un continente: non troverete nessuno in giro oggi alle 17.30 ora di Rio, nessuno neanche nel resto del Paese. Aspettano tutti Dio Neymar, e la sua vendetta. Stanotte è la notte.

Brasile-Germania vale più dell'oro, quello che la nazionale non ha mai vinto nella sua storia. Brasile-Germania non è quella dei mondiali di due anni fa, eppure «a gente» - come si dice in portoghese - aspetta solo quella. E «a gente» in portoghese significa «noi». Noi tutti. Il Mineirazo, il 7-1 di Belo Horizonte dei mondiali di casa, campeggia insomma oggi sul Maracanã, costruito apposta per diventare leggenda e sempre al limite della tragedia nazionale. Ma non è questo il giorno, non deve esserlo: in semifinale contro l'Honduras a un certo punto lo stadio ha cominciato a cantare «Germania, è arrivata la tua ora», e questo è dunque il segnale. Il clima per le strade che unisce i quartieri eleganti alle favelas più pericolose. È l'ora della riscossa, il momento del trionfo. È l'Olimpiade 14 giorni dopo condensata in novanta minuti, perché il calcio è il calcio nella patria del futebol. E allora: ecco Dio O'Ney e poi Gabriel Jesus, Gabigol, Marquinho, Felipe Anderson, praticamente la nazionale che sarà chiamata domani a diventare quello che è oggi: la speranza che diventa certezza. E dall'altra parte i tedeschi, senza big perché i fuoriquota sono i gemelli Sven e Lars Bender - il primo gioca nel Borussia Dortmund, l'altro nello Schalke 04 - e Nils Petersen del Friburgo. Niente a che fare con gli eroi di due anni fa, ma sempre tedeschi. Quei tedeschi. E attorno al Maracanã c'è già chi gira da ieri con la maglia della nazionale addosso per fiutare l'aria, per sentire dai rumori e dall'odore di Rio se questo è davvero il momento. E quella maglia, probabilmente, non se l'è tolta neppure stanotte.

E forse è rimasta addosso pure a Neymar: «Sono un ragazzo emotivo, sono romantico. È l'occasione della vita per me e per il Brasile: giocare in casa e conquistare un traguardo che la nazionale non ha mai raggiunto. Non ci sarà un'altra possibilità, un altro momento migliore di questo: qui a Rio, giocando con l'esperienza di questi anni al Barcellona, davanti alla mia famiglia, i miei amici, i tifosi brasiliani. Siamo pronti per la storia, io sono pronto». Sono pronti tutti qui in Brasile e il mito Pelè ha messo il suo carico: «Il Brasile è tornato padrone del beach volley mondiale, ora è il momento di farlo di nuovo anche nel calcio». L'oro insomma è una missione, la Germania ostacolo da sbriciolare. Ma tedeschi sono tedeschi e il Dio pallone a volte fa brutti scherzi. Soprattutto al Maracanã.