Brasile di crisi, di lotta e di vittoria

Il Brasile ha vinto le ultime tre edizioni della Confederations Cup ma al mondiale successivo è stato una ciofeca. Ci auguriamo che la storia si ripeta

Meglio occuparsi del Brasile che gioca al fucibòl piuttosto che del Brasile che sta fuori e lotta contro il governo. Lo deve aver capito anche il collega inglese che ieri ha osato porre la domanda, con perfetto humour del Paese suo, a Felipe Scolari: «C'é abbastanza polizia per invadere il Paraguay, cosa ne pensa?». Qui il trionfatore della Confederations cup ha reagito da patriota: «A questa domanda non rispondo. Prima di criticare il mio Paese, pensa al tuo. Agli inglesi mi piacerebbe chiedere se ricordano cosa successe prima delle Olimpiadi di Londra. La nostra squadra rappresenta oggi le tensioni del nostro popolo. È quello che vogliamo fare nel nostro campo, lo sport. Nell'altro campo, quello della politica, non possiamo».

Scolari piazza la bandiera con lo slogan ordem e progreso, soprattutto tenendo in alto il primo sostantivo. Il resto del mondo ha scoperto che il Brasile non è soltanto pan de azucar, carnival, Copacabana e brasilere spettacolari. Il Brasile è crisi, il Brasile è Cesare Battisti che falsifica un passaporto come un qualsiasi calciatore straniero del nostro campionato, il Brasile è anche una nazionale di fucibòl che vince senza giocare come i libri raccontavano un tempo. Neymar è il suo profeta, furbastro, riccastro, la difesa si è fatta tosta come una terza linea italiana della belle epoque, Thiago Silva è un principe, David Luiz uno scarpone ma con la garra del combattente, in mezzo al campo rarissimi gli artisti e molti i mazzolatori, la seleçao riflette il Paese, un misto di nobili e plebei che la pasionaria Dilma Roussef non tiene più a bada, al punto che ha disertato la finale carioca per evitare fischi, insulti ed aggressioni.

Tra un anno sarà la stessa musica, in campo e fuori, il dissidio classico di chi offre pane e circensi pensando di tenere a bada il popolo bue. La Confederations dura lo spazio di un mattino anche se continua il samba. Il Brasile ha vinto le ultime tre edizioni ma al mondiale successivo è stato una ciofeca. Ci auguriamo che la storia si ripeta. Di certo, a margine, segnalo che soltanto uno come Blatter, e la sua orchestra, può pensare di allestire una finale del terzo e quarto posto, sfida totalmente inutile, mettendo in regolamento anche i supplementari. Ma è sterile criticare il colonnello, ha ragione sempre lui e in Brasile ha vinto lui più di Neymar. Almeno è quello che Sepp Blatter crede.