Brocchi, una rivoluzione dolce. E pure lui vuole salvare Balotelli

"Da pazzi stravolgere tutto, basta il 5%. Da momenti così si esce vivi solo se si è squadra. Mario? Deve ragionare col noi, non con l'io"

In punta di piedi. Così Cristian Brocchi è entrato, all'improvviso, nella vita del Milan sottratto a Sinisa Mihajlovic (che ha rimediato randellate sui denti per la frase maschilista sulla Satta) e affidato alle sue cure per le prossime sette partite ma forse anche per la nuova gestione ancora. «Non sono pazzo e non ho mai pensato di fare una rivoluzione» il suo incipit da uomo maturo che sa perfettamente come bisogna muoversi nel mondo del calcio, a sei turni dallo striscione dell'arrivo del campionato. Rivoltare il Milan come un calzino non gli servirebbe granchè, solo a procurargli la fama di presuntuoso o visionario. «Sarei felice se il Milan applicasse sul campo il 5% dei ragionamenti fatti in questi giorni» è il suo obiettivo misurato per non apparire spaccone nel giorno del suo debutto su una panchina di serie A. «Ho puntato su cambiamenti semplici e ho notato grande voglia da parte di tutti» il suo primo bilancio che dev'essere sottoposto naturalmente alla prova del nove, quella della Samp di Montella, a Marassi. Tutto ciò che ha provato in settimana (De Sciglio al posto di Antonelli, Poli al posto di Kucka e via così) sono stati segnali spediti a chi ha poco giocato per far intendere loro che «è venuto il momento di dare tutto per meritare la maglia del Milan». Ha puntato poco sulla parte atletica («contro la Juve la squadra ha avuto un cedimento nervoso nel finale non fisico»), molto su quella tattica per riuscire in un capovolgimento, «affrontare il rivale 30-40 metri più avanti», ecco la vera rivoluzione su cui dovremo accendere i nostri riflettori stasera.

Su un punto però Brocchi è stato fermo e a ragione, sul sistema di gioco da disegnare, con il tre-quartista dietro le punte, dichiarato fallito dal tecnico serbo dopo la scoppola subita con il Napoli a San Siro. Spiegazione semplice e lineare anche in questo caso: «Perché abbiamo calciatori con quelle caratteristiche, il rombo offre sicurezze, ma non penso a schemi fissi e anzi prevedo la possibilità di alternare il modulo anche con il 4-3-3». E Balotelli sarà uno degli interpreti decisivi del nuovo credo calcistico. Perché? Ecco la risposta, articolata e convincente al tempo stesso: «Mario è diverso da Kucka ma come Kucka deve ragionare con il noi invece che con l'io perché se saremo squadra usciremo vivi da questa situazione. Ha promesso che darà tutto, altre volte l'ha promesso ma questa volta sa che non ci sarà un'altra occasione se dovesse fallire». Alla fine, forse, il vero nemico dal quale guardarsi è un altro, è il tempo, ridottissimo, a disposizione per ottenere quel salto di mentalità calcistica che ovunque è arrivato dopo mesi di esercitazioni, di martellanti allenamenti, reclamando sacrifici in particolare dai due attaccanti, Bacca e Balo, la B2 che è diventata l'incognita di questo finale rossonero. «Lo so, abbiamo poco tempo ma ci deve bastare» è stata la risposta di Cristian Brocchi, uno che deve fare di necessità virtù e che deve scalare una montagna di diffidenza perché spedito, da esordiente, sul fronte milanista dove si susseguono anche improbabili notizie sull'arrivo di nuovi soci (Wanda ha smentito ieri un proprio interessamento). Può ritrovare Kucka a centrocampo, non Luiz Adriano rimasto a Milanello, intatta la difesa a dimostrazione che «non voglio stravolgere» ma solo puntellare le sicurezze di un gruppo andate in frantumi nell'ultimo periodo (2 punti in 5 partite). È rimasto senza la benedizione del suo presidente, annunciato a Milanello e poi rimasto ad Arcore per un attacco influenzale. Gli basterà superare indenne la prima per sentirsi non come un predestinato (parole di Prandelli) ma almeno come uno capace di cavarsela.