Brutta e col fiatone, ma la Juve non molla

La Signora resta in vetta senza brillare, Allegri non nasconde il suo malumore

Torino Arrabbiato. Eppur vittorioso. Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus capace di vincere le cinque partite di campionato finora disputate. Avendo di conseguenza raccolto tre punti in più rispetto alla passata stagione. Il fatto è che la Signora vista finora non ha soddisfatto fino in fondo nemmeno il proprio comandante. Che l'ha richiamata all'ordine più volte, anche alla vigilia del match poi vinto contro la Fiorentina: «La nostra stagione passa dal sapere gestire certi momenti di difficoltà - aveva spiegato -. Non possiamo metterci lì a subire o a gestire la partita: perché magari ci va bene come col Sassuolo, ma può anche andarci parecchio peggio come col Barcellona».

Ecco, appunto. Servono personalità, sangue freddo e presenza di spirito. Sempre e comunque, riuscendo a leggere la partita al meglio. Cosa che non è accaduta nemmeno contro la Fiorentina, in uno Stadium che ha vissuto qualche brivido di troppo nel finale nonostante il vantaggio e addirittura la superiorità numerica. Così, al fischio finale, Allegri ha preso la via degli spogliatoi poco meno che imbufalito. Arrabbiato, di sicuro: «Abbiamo rischiato sulla palla poi salvata da Rugani e perché Pjanic, giocatore con grande esperienza anche internazionale, ha tirato in porta da cinquanta metri anziché tenere palla e far finire la partita, quando mancava un minuto al termine».

Si cresce e si migliora anche così, del resto: sbagliando. Solo che magari Allegri si aspetterebbe che a commettere certi errori concettuali non sia chi è deputato a mettere la nave in sicurezza. Considerato però che a inizio stagione sono tante le situazioni da oliare e da migliorare, ci sta anche quello. Né Allegri è il solo ad avere di questi problemi: lo stesso Mihajlovic, guida del Toro che domani sera cercherà l'impresa all'Allianz Stadium forte del suo miglior avvio di campionato nell'era dei tre punti, se n'è andato da Udine con un diavolo per capello, oltre che con la vittoria in tasca. «Ero arrabbiato con tutti. A noi non piace vincere facile. Se ci fossimo fatti raggiungere nel finale, sarebbe stato assurdo. Abbiamo sprecato troppo, tra tiri e gestione del pallone: bisogna migliorare nella capacità di chiudere i match».

Ritornello comune, allora. Con la Juve che fino adesso non è mai stata davvero bella, tra sbandamenti difensivi (a proposito: si è nuovamente fermato Hoewedes per un problema muscolare da valutare) e un attacco «orfano» di Higuain. Cui Allegri continua a raccomandare «calma» perché il gol, prima o poi, arriverà: lo scorso campionato il Pipita permise ai bianconeri di evitare in pieno recupero il ko casalingo nella stracittadina. Fu, quello, il match in cui si interruppe a 33 la serie di vittorie consecutive allo Stadium: domani il Toro - che in quell'occasione rimase per la prima volta imbattuto nell'impianto di proprietà bianconera - sogna uno sgambetto ancora più clamoroso, con un Belotti tornato «Gallo» e un Ljajic che pare finalmente sbocciato e desideroso di confrontarsi a distanza con Dybala. Presumibilmente, ci sarà da divertirsi.