La brutta gara di Vale, l'orrenda festa degli ultrà per Lorenzo a terra

Rossi fa troppi calcoli e sbaglia il cambio gomme Vince Marquez, Jorge cade e il pubblico esulta Trauma cranico. Valentino 5° allunga nel mondiale

Chi sbaglia poco come Vale quando poi sbaglia sente il mondo cascargli addosso. Non si dà pace. Invece è cascato Jorge Lorenzo. Il compagno rivale e squalo e talentuoso e pericoloso. Per cui Vale è come avesse vinto. Di più. Stravinto. Perché il Gp di San Marino si era per lui messo male e sarebbe finito con Marquez primo (come poi è stato) ma Jorge secondo e lui forse terzo. Ovvero, nel mondiale Lorenzo gli avrebbe rosicchiato 4 punti. Invece Jorge è volato via dopo che aveva cambiato le gomme seguendo l'esempio di Marquez che aveva capito prima di altri quanto la pista si stesse asciugando dopo il primo cambio moto-gomme per pioggia. Cosa che invece ha convinto Vale solo dopo aver visto il compagno rientrare prima di lui. Dunque sarebbe finita con Lorenzo più vicino in classifica. Invece è finita con Lorenzo che picchia duro e s'allontana: 23 punti. Tanta roba per Vale.

Non abbastanza per l'orgoglio del campione che in casa sua avrebbe voluto regalare molto ai propri tifosi e non un misero quinto posto figlio di troppi pensieri e calcoli mondiali. «È complicato decidere il rientro ai box per cambiare moto quando ti stai giocando il titolo perché non devi prendere rischi eccessivi. Però ho aspettato troppo... Il mio potenziale era maggiore di un 5° posto» dirà. Aggiungendo: «Avrei voluto rientrare due giri prima ma in quel momento è caduta qualche goccia di pioggia».

E però meglio così. Meglio che Vale non abbia regalato cose grandi a un pubblico purtroppo contaminato da gente non sua. Sono i guasti della troppa popolarità. Alla fine i campioni vengono seguiti e osannati anche da gente che delle moto, della vita in moto, dei rischi della moto capisce niente. Gente che ci mette un attimo a diventare brutta gente. È successo quando Lorenzo è stato disarcionato dalla sua Yamaha in piena accelerazione ed è volato via. Brutto volo a 180 all'ora. Lividi, lieve trauma cranico e mano ferita. Dritto in clinica mobile con nelle orecchie ancora l'esultanza di quel pubblico di brutta gente.

Storia triste. Perché nello sport non vale esultare per l'avversario che fa cilecca e vale ancora meno nelle discipline motoristiche dove le ferite e la morte sono dietro l'angolo. E se Jorge non si fosse alzato? E se Jorge fosse rimasto a terra come in Malesia l'indimenticato Simoncelli che i tifosi di Misano sventolavano e ricordavano con tante bandiere?

Erano stati brutti i fischi sotto il podio indirizzati a Vettel anni fa a Monza. E sono stati brutti quelli recenti dedicati a Hamilton. In entrambi i casi si è però trattato di becere esternazioni a gare concluse. Ma l'ovazione per la caduta di Jorge è stata orrenda. Tanti anni fa, poco distante da Misano, a Imola, era il 1983, un pilota italiano su F1 inglese stava per vincere la gara quando andò a sbattere e furono fischi e applausi contro. Lui era Riccardo Patrese. Trionfò, si fa per dire, la Ferrari dell'anonimo e francese Patrick Tambay. Tutti contenti. Viva l'Italia. Bel Paese. A volte abitato da brutta gente.