Bubka l'acrobata guarda da 50 anni il mondo dall'alto

La storia di un uomo, di un grande campione, è anche la sua poesia. Un canto libero per Sergei Bubka Nazarovich, saltatore con l'asta ucraino nato a Voroscilovgrad, 50 anni da festeggiare proprio oggi, l'uomo che volava a cottimo, ogni record una cascata d'oro, ne ha fatti 35 fra gare all'aperto e prove indoor, ben 7 nel 1984, l'anno della prima maledizione olimpica, era il più forte, ma il boicottaggio lo tenne lontano dai Giochi di Los Angeles, una scalata dai 5.81 al coperto in gennaio a Vilnius, 4 centimetri meno del suo primo record di Bratislava del 1984, fino ai suoi salti che sono il cielo di questa specialità: 6 metri e 14 al Sestriere nel 1994 e il 6.15 nel palazzo di Donetsk l'anno precedente.
Lui il primo uomo a superare i 6 metri domando l'asta di fibra come un grande cavaliere da rodeo, acrobata dell'atletica che il 13 giugno 1985 fece saltare per aria gli spettatori di Parigi, lui il più vincente con 6 ori mondiali, dall'esordio a vent'anni sul campo di Helsinki nel 1983, all'ultimo volo nel caldo di Atene '97.
La sua poesia era il sentimento profondo dell'inesprimibile per uno che sorrideva poco, che aveva imparato a soffrire con il maestro Vitaly Petrov, l'uomo di Donetsk che poi portò all'oro mondiale il nostro Gibilisco e la zarina Isinbayeva, per un cavaliere pallido che sapeva come arricchirsi alzando l'asticella un centimetro alla volta. Per gli altri era un incubo, per gli organizzatori una manna e lo pagavano tanto proprio perchè si divertiva a stupire gli increduli come fanno gli acrobati.
Era magico sempre, meno che alle Olimpiadi, la sua maledizione. Vinse l'oro una volta soltanto a Seul nel 1988 per l'Unione Sovietica, mai per la sua Ucraina. Nel 1984, quando saltava 12 centimetri più del francese Quinon, oro di Los Angeles, ci fu il boicottaggio, non qualificato addirittura nel 1992 a Barcellona quando gareggiava per la prima volta con la maglia azzurra e gialla del suo paese, nella stagione dei suoi 5 primati mondiali. Ad Atlanta, 4 anni dopo, la sofferenza al tallone lo mise fuori dai Giochi e nell'ultimo assalto, a Sydney 2000, uscì dalla scena sbagliando i 5.70.
Con le Olimpiadi il suo inferno è finito solo con la sessione del Cio di quest'anno dove la corsa alla presidenza del dopo Rogge fu vinta dal tedesco Thomas Bach proprio contro l'ucraino presidente del comitato olimpico del suo paese dal 2005, parlamentare ucraino dal 2002 al 2006. Adesso i suoi record li fa come membro dei "Campioni per la pace". Ha avuto tanto, non tutto quello che voleva, ma la sua voglia di saltare oltre barriere impossibili resta e a 50 anni guarda ancora il mondo dall'alto.