Buffon: «Conte deve rimanere» Agnelli: «Nessuno indispensabile»

Il messaggio forte e chiaro dopo le strette di mano e gli abbracci. Andrea Agnelli “apparecchia” il tavolo per l'appuntamento con Antonio Conte: «Nessuno è indispensabile, io per primo non sono indispensabile alla Juventus, perché ha una storia più grande di ogni singolo individuo». Nessun riferimento all'allenatore artefice del tris scudetto, ma è inevitabile pensare che il concetto sia il punto di partenza per sbrogliare la matassa sul futuro della panchina bianconera. Discorso comunque rinviato a settimana prossima perché prima c'è da chiudere la stagione centrando un obiettivo a cui il presidente dei campioni d'Italia tiene e non lo nasconde: «La partita con il Cagliari potrebbe permetterci di arrivare a 102 punti, quota mai raggiunta da nessuno in Europa».
Appunto l'Europa dove la Signora è mancata in una stagione straordinaria: «Dire che una stagione è fallimentare se non si vince è da ignoranti. Se una squadra arriva a primavera in corsa per gli obiettivi vuol dire che è competitiva». E l'anno scorso la Juve si fermò ai quarti di coppa Campioni e in questa stagione alla semifinale di Europa League. Agnelli la vede così: «Il rammarico più grande non è quello di essere usciti con il Benfica in semifinale, ma non aver passato il turno in Champions League. Questo comunque fa parte del nostro percorso di crescita, ci lascia il dente avvelenato ma ci servirà da stimolo per la prossima stagione». Praticamente l'obiettivo è già dichiarato: crescere in Europa da dove negli ultimi giorni sono arrivate anche le frecciatine di Michel Platini. Una su tutte «ci vorranno ancora un po' di anni prima che io possa premiare la Juve». Agnelli prova a cavarsela con un «è simpatico, gli piace fare battute», poi non resiste e risponde per le rime: «A me basta vincere, non mi interessa chi sarà a premiarmi».
La Champions e il futuro di Conte sono il filo conduttore della giornata milanese della Juventus con Andrea Agnelli che passa il testimone a Gigi Buffon. La prima uscita del portiere della Nazionale è in presa alta: «Una coppa Campioni per tre scudetti? Sarei in grande crisi se accettare. I tre scudetti sono frutto del lavoro quotidiano, la Champions può essere la botta di fortuna della mesata. Però... accetto il cambio!». La seconda è una parata d'autore di quelle che valgono la partita: «Conte? Come i tifosi e i giocatori juventini non prendo nemmeno in considerazione che Antonio se ne vada». C'è spazio anche per una parentesi mondiale e Buffon non fa voli pindarici: «Sarebbe un buon risultato arrivare tra le prime otto, certo che se poi arriviamo in finale non mi andrebbe bene il secondo posto». D'altra parte il portiere non nasconde che lui «è soddisfatto solo quando vince».
Lo ha imparato dalla storia della Juventus che ora aspetta di essere riscritta anche in Europa. Presidente e capitano sono d'accordo che è il prossimo gradino da salire, lo stesso che Conte pretende di essere messo nelle condizioni di affrontare al meglio. E completare così il percorso di crescita sportivo e che va di pari passo con il rafforzamento economico del club. Lo stadio è un asset cruciale e Agnelli lo ribadisce: «Come introiti siamo passati dai 13 milioni del vecchio Olimpico ai 46 dello Juventus Stadium». Ma non basta al presidente e in questa direzione va il progetto di riqualificazione dell'area adiacente allo stadio dove troveranno posto la sede del club e i campi d'allenamento di «prima e seconda squadra» dice Agnelli, a conferma che l'idea di avere una formazione riserve resta d'attualità. Il punto di riferimento è Stamford Bridge, simile per capienza: «Il Chelsea incassa 90 milioni dallo stadio, quindi bisogna crescere». E la casa bianconera è lo specchio della stagione bianconera: inviolabile in Italia, con il Cagliari può centrare 19 vittorie su 19 gare, imbattibile ma vulnerabile in Europa, appena 3 successi in 7 gare. Casa dolce casa, ma a metà.