"Buffon e Ronaldo i più grandi, Cassano che rimpianto..."

"Con il Fenomeno, però, non vincevo mai... Antonio in area era meglio anche di Totti. Dybala la nuova stella"

A pranzo da Fabio Capello. Sì perché sedersi a tavola al Mudec, il Museo delle Culture di Milano, è come essere suo ospite. Un esperto e appassionato d'arte che espone per la prima volta una personalissima e inedita galleria della sua carriera. Collezione Capello che domani debutta su Fox Sports (ore 23) con un'intervista a Carlo Ancelotti, è di fatto una sorta di biografia di un calciatore-allenatore-commentatore del pallone che ora vive una sorta di quarta vita, quella del narratore. È un viaggio nel tempo che coinvolge fin dalla presentazione dove le portate d'autore sono scandite da aneddoti che si perdono nel tempo. «Alla Spal la formazione la faceva il presidente Mazza...», la battuta che rompe il ghiaccio. Un Capello diverso che stai ad ascoltare per tre ore, appunto rilassato come se fosse sul divano di casa sua. A tutto campo. Milan, Roma, Juve, Real Madrid, Inghilterra, Russia: la sua personale collezione di squadre guidate. «Il Milan la squadra più forte guidata. E la Juve? Poteva aprire un ciclo e senza Calciopoli poteva cambiare la mia carriera». Chiedergli di scegliere un campione di quelle squadre è un esercizio inutile: «Non posso, riempirei due sale di un museo...», dice e però un'eccezione la fa: «Tra i portieri dico Buffon, nessuno come lui». Ma sul capitano bianconero rivela: «Durante il riscaldamento arriva Tancredi (ndr, preparatore dei portieri) e mi dice Gigi non vuole giocare... ci sono le api... Io non faccio una piega... Dico a Chimenti di scaldarsi. Subito dopo sbuca Gigi per giocare...». È solo un aneddoto di Collezione Capello.

L'altra eccezione tra i campioni allenati è per Ronaldo «il più grande, però con lui non vincevo...». Già la vittoria, l'unica cosa che conta. «Ha ragione Boniperti. E poi è inutile dire gioca bene, gioca male». Sabato sarà al Clasico (16.15, Fox Sports), a Barça-Real, «con quello Zidane ad esempio che gioca con nove dietro la palla e pensa solo a vincere». Lui ha preceduto Zizou sulla panchina dei blancos dove ha avuto anche quell'Antonio Cassano «che rimane il più grande dispiacere. Non pensavo potesse chiudere così la carriera. Eppure negli ultimi venti metri era più forte anche di Totti per la genialità nel passaggio, del tocco». E Balotelli: «Ha ancora tempo, ma...».

E adesso se guarda al campionato italiano il genio che lo attrae è «Dybala, ha le potenzialità da stella, poi vale anche per lui il discorso che bisogna vederlo fuori dal nostro contesto». Perché vanno via dall'Italia che sembrano fenomeni «venduti a suon di milioni e poi si perdono» dice Capello che ritorna su una sua frase che divide da sempre la Serie A non è allenante. «È una questione di intensità - ribadisce Capello -, guardate gli altri campionati». Perché ci siamo ridotti così? «Non chiedetelo a me sono via da dieci anni... Però diciamo che le nostre partite continuamente interrotte dai fischi arbitrali, giocatori che finiscono a terra al minimo contatto, non aiutano».

E si trova d'accordo con Arrigo Sacchi: «La Juve vincerà lo scudetto. E la Champions? Dopo Siviglia ho qualche perplessità». E però poi aggiunge che una vera favorita finora non l'ha ancora vista. Su Fox Sports commenta il calcio estero, ma rivela che «nei pomeriggi in cui guardo partite dalle due alle dieci di sera» c'è spazio anche per la serie A. Non taglia fuori l'Inter dal discorso Champions: «Hanno il tempo per recuperare, un filotto di vittorie e sono lì. E davanti sono forti». «Del Milan mi hanno impressionato Donnarumma e Locatelli, che talenti. Hanno tutto per diventare campioni. Piaceva anche a me lanciare giovani».

Anche la Nazionale è alle prese con un ricambio generazionale: «Mi piace l'idea dei giovani. Però sono bravi a Coverciano ma una volta che suona l'inno...». Dice che alla panchina dell'Italia «non ho mai pensato», mentre tra le nazionali guidate, in Inghilterra «a marzo arrivano giocatori sfiniti», mentre in Russia «pensavano soprattutto al lusso». E adesso con la panchina «ho praticamente chiuso, ma mai dire mai». Comunque c'è una squadra che allena, «è quella dei ragazzi di Fox Sports: a loro dico di non usare il Covercianese, ma di usare parole che possano comprendere anche quelli che non se ne intendono». La lezione di Capello, a casa sua, in un museo.