Buffon perde l'imbattibilità ma la Juve stende l'Atalanta

I bergamaschi reggono un tempo sul pareggio Tevez, Pogba, Llorente e Vidal calano il poker Conte eguaglia Capello e tace. Marotta: "Rispetto"

La nona è stata suonata. E se Buffon ha preso gol dopo un quarto d'ora scarso, interrompendo così dopo 745' la sua corsa verso il primato di imbattibilità di Sebastiano Rossi, poco male. La Juventus chiude l'anno con la nona vittoria di fila (eguagliato il gruppo di Capello 2005-06), tiene la Roma a cinque punti di distanza e trascorrerà feste serenissime in attesa di ospitare proprio i giallorossi il prossimo 5 gennaio, alla ripresa del campionato. L'Atalanta, scesa in campo chissà perché in una rivedibile divisa rossa, ha retto un tempo recuperando l'iniziale gol di Tevez grazie a Maxi Moralez: dopo di che, nella ripresa, la squadra di Colantuono è crollata senza avere nemmeno troppi demeriti. Semplicemente, la Juve è la Juve e in Italia non conosce ostacoli: è padrona del campo, consapevole della propria forza e dispone di protagonisti che davvero giocano a memoria. Emblematico il gol che a inizio ripresa ha indirizzato il match: cross di Asamoah dalla sinistra, ricamo di Llorente di prima intenzione e quasi al “buio”, conclusione vincente e morbida di Pogba a scavalcare Consigli. Tutto non frutto del caso, ma il risultato di centinaia di combinazioni simili provate in quel di Vinovo.
Di lì in avanti i bergamaschi hanno fatto quello che hanno potuto ma, nel tentativo di riportarsi in parità, hanno poi inevitabilmente concesso spazi: Llorente si è allora inventato un gol quasi alla Del Piero, rientrando sul destro per piazzare poi il pallone sul secondo palo, mentre il ricamo finale è arrivato per merito di Vidal, tutto solo in mezzo all'area.
A bordo campo, Antonio Conte si godeva lo spettacolo: si va alla pausa con 46 punti in cassaforte, l'impressionante ruolino di marcia fatto di 15 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta, Tevez e Vidal capocannonieri stagionali a quota 12, Llorente e Pogba arrivati a 5 e via di questo passo. Battesse anche la Roma nella prima del 2014, la Signora eguaglierebbe i giallorossi di inizio stagione e se stessa del 1931-32. Ovviamente ci sarebbe di che sfoderare sorrisi a trentadue denti e oltre, non fosse che lo stesso Conte avrebbe poi deciso di insistere nel suo personalissimo silenzio stampa, spedendo Marotta davanti a telecamere e taccuini: «E' giusto che la società supporti l'allenatore - le parole del dg bianconero -. Lui è amareggiato, perché a ogni filone del calcioscommesse viene sbattuto in prima pagina in quella che è davvero diventata una gogna mediatica. Ha già pagato quello che doveva e nemmeno per illecito sportivo, ma per omessa denuncia. Le indagini sono giuste, ma Conte è al di fuori di questa storia. Va rispettato. La dirigenza gli è vicino».
Siamo alla solita sindrome da accerchiamento, insomma. Conte e la Juve contro tutto e tutti: la tensione rimane alta, la soglia di attenzione pure e i risultati arrivano. In Italia funziona, in Europa meno ma evidentemente va bene così: «Non dobbiamo guardare i punti di vantaggio, ma la continuità e la solidità della squadra - ha proseguito Marotta -, anche se siamo ancora in una fase interlocutoria del campionato. Dispiace sia finita l'imbattibilità di Buffon, ma tutti quei minuti senza prendere gol testimoniano proprio la nostra solidità». Avanti con il mercato, allora. «Vucinic ha avuto un problema a un ginocchio e non mi risulta voglia andare via. Se poi qualcuno chiedesse la cessione, la prenderemmo in considerazione. Nainggolan? Incarna il modo di giocare di Conte, ma è un giocatore del Cagliari. E noi lì in mezzo non abbiamo in mente di far partire nessuno».