C'è un gigante Bassino nel futuro dell'Italia dietro le big dello sci

La piemontese terza nell'apertura a Soelden dopo Gut e Shiffrin. Goggia 5ª, Brignone male

Maria Rosa Quario

Soeldn Sul primo podio di coppa del mondo della sua carriera Marta Bassino non sa cosa fare se non ridere e guardare le compagne che le urlano consigli: «Lavale tutte!» la incoraggiano quando le viene consegnata la bottiglia di champagne. E Marta esegue, ma dopo essere state velocissime in pista Lara Gut e Mikaela Shiffrin sono rapide anche ad evitare gli spruzzi. Eccole le più brave della prima gara di stagione, due campionissime attese e lei, Marta, grande promessa dello sci italiano diventata realtà. 20 anni, da Borgo San Dalmazzo, Marta ha messo le basi della sua carriera da protagonista sulle piste di Limone Piemonte e, fin dalle categorie superbaby, ha sempre vinto tutto. Quando due stagioni fa è stata lanciata sul palcoscenico più importante ha mostrato la tranquillità dei forti, di quelli a cui viene tutto facile e se non viene, beh, pace, sarà per la prossima. Sicura di sé anche se non lo dà a vedere, Marta Bassino sapeva che era solo questione di tempo.

Un passo alla volta, questo ha sempre fatto e ieri il passo l'ha portata su quel terzo gradino del podio che è l'anticamera della gloria. Perché il gigante di Soelden è gara difficile, basta scorrere la classifica e vedere che la numero 1 della scorsa stagione, l'austriaca Brem, senza commettere errori è finita terz'ultima, a oltre cinque secondi dalla Gut. E altri nomi importanti hanno sofferto, fra loro anche Federica Brignone, quarta dopo la prima manche appena dietro alla Bassino e nona alla fine dopo una seconda manche disastrosa. Marta terza era a metà gara e terza è rimasta alla fine, troppo forti quelle due davanti: Gut soprattutto ha sciato in modo impeccabile con una decisione da uomo, Shiffrin un uomo lo sembra nella muscolatura, ma la sua vera forza sta nel fatto che non sbaglia quasi mai.

Vicina a quelle due marcantonie dalle cosce potenti Marta sembra una bimba con i suoi 57 chili e quelle gambette magre così rare in una sciatrice. Ma a chi ha piedi sensibili come i suoi non serve peso per andare forte, lei gli sci li sa far tenere e soprattutto scorrere in ogni situazione, è fluida e anche quando sbaglia è brava a recuperare la linea migliore senza frenare. Ha talento Marta, ma quello non basterebbe se non ci fossero dietro grandi doti fisiche e una testa da vincente. La sua forza sta nel fatto di prendere tutto molto alla leggera, in senso positivo, senza fare drammi se va male, festeggiando con misura se va bene. «Non capisco ancora bene cosa sia successo, so solo di essere troppo felice. Ho finalmente fatto in gara quello che ultimamente mi era riuscito sempre bene in allenamento, sciare veloce. Non ero nervosa fra la prima e la seconda manche, essere terza a metà gara mi ha solo caricato in modo positivo, sapevo di poter puntare al podio e adesso eccomi qua».

Brava anche Sofia Goggia, quinta, miglior risultato in carriera nel gigante dopo un quarto in superG. E oggi tocca agli uomini.