C'è sempre la Juve nel mese che ha capovolto Milano

In un mese la Milano del calcio si è capovolta. Dalla Juve alla Juve, poi, e non è una coincidenza di poco conto. Anzi è diventata una sorta di spartiacque precoce. Più di un mese fa l'Inter del discusso De Boer ribaltò il gol di Lichsteiner con un paio di capocciate di Icardi e Perisic che fecero girare la testa a Buffon e scolpirono il ritorno della Beneamata al suo rango di concorrente per un posto in Champions league. A leggere certe cronache c'era da restare folgorati: il sole splendeva sui prati di Appiano Gentile, Suning era diventato il cinese più acclamato della Milano nerazzurra, l'olandese della panchina parlava addirittura il dialetto. Dall'altra parte del Naviglio invece il Milan sembrava precipitato in un pozzo nero: incertezza sul cambio di proprietà, notizie frammentarie sull'identità dei nuovi azionisti, lo scivolone domestico con l'Udinese, il mercato deludente e anonimo, Bacca discusso e finito in panchina prima della Samp. In un mese e poco più, il ribaltone. Il Milan è salito al secondo posto, l'Inter è scivolata ai confini della zona retrocessione e De Boer rischia di chiudere la sua carriera interista mercoledì notte.

Non può essere tutto frutto del caso. C'è dell'altro. Per cominciare lo spessore dei due staff dirigenziali. All'Inter le leve del comando sono a Nanchino, la vita quotidiana amministrata da Ausilio e Zanetti i quali, alla prima delicata prova (caso del libro di Icardi), hanno mandato in tilt lo spogliatoio. Non solo ma il difetto di comunicazione di De Boer e il suo isolamento hanno moltiplicato i problemi invece di risolverli. La mancanza di fede in un sistema di gioco poi ha fatto il resto. E molti giocatori, invidiosi dell'aumento di stipendio ottenuto da Icardi, hanno pensato che fosse sufficiente l'impresa con la Juve per meritare una classifica adeguata. A Milanello, Montella ha parlato una lingua capita perfettamente, ha corretto una sbavatura tattica e scovato nel vivaio qualche pietra grezza da trasformare in diamante. Poi ha avuto al fianco una roccia di dirigente, Galliani, uno staff collaudato e autorevole che l'ha messo al riparo dalle prime difficoltà, il presidente che l'ha incoraggiato affidandogli la missione della gioventù. Infine la differenza è stata scavata anche dal gruppo: avere uno spogliatoio a forte identità italiana, giovani dotati di entusiasmo e poco sensibili al calcolo e allo stipendio, ha sicuramente giovato. Poi tra stasera e mercoledì magari scopriremo che l'Inter infilzerà il Toro e il Milan affonderà a Marassi e magari scriveremo un'altra storia.

Commenti

cicero08

Mar, 25/10/2016 - 09:40

la parola chiave è una ed una soltanto: ALLEGRI.