C'è un'Italia di superdonne in un'Olimpiade di supermen

Pellegrini e Vezzali stelle come Bolt e Phelps, "favorito anche con la pelliccia". E alla cerimonia, prima degli atleti, sfileranno anche mucche, capre e galline

Il Toto fenomeno è sempre un gioco a rischio. Nel Toto medaglie le figuracce sono state abissali: lo sanno bene a Sport Illustrated, la rivista americana che ogni quattro anni legge nella lampada con un mese d'anticipo. Ci provano sempre, poi tra pronostico e risultati corre qualche sbiancata. Ma è un gioco. Come i Giochi. Anzi no. I Giochi, intesi come Olimpiadi, sono una cosa seria e così i loro protagonisti. Ieri li ha benedetti anche il Papa. Chissà non aiutino ad abbassare le tensioni. Lo ha detto a modo suo: «Preghiamo affinché, secondo la volontà di Dio, i Giochi di Londra siano vera esperienza di fraternità tra i popoli della Terra». Appunto speriamo.
E non lasciatevi impressionare da quel che vedrete all'inizio della cerimonia d'apertura nello stadio olimpico di Londra: mucche, capre, galline e pecore sfileranno come fossero campioni. Il genio britannico non ha limiti. Ma poi ci sarà da divertirsi, inseguendo la gente da copertina. Ancora una volta Michelone Phelps si prende la prima pagina. Per ora lo Squalo dice fatti più in là alla Saetta. “Esse” come Superman. Le ultime gare di Usain Bolt, appunto la Saetta, hanno rilanciato il bello dell'imprevisto. Stavolta speriamo di non parlare di partenze false, come l'anno scorso ai mondiali, piuttosto di una forma falsata da qualche problema fisico. Il re giamaicano potrebbe abdicare nei 100 metri (lo pensano anche quelli di Sport Illustrated). Yohan Blake, il guarda spalle di tanti allenamenti, familiarmente ribattezzato la bestia, è pronto ad addentarlo. Nulla di più eccitante per la finale dei 100 metri che andrà in onda domenica 5 agosto alle undici della sera Nel frattempo Michael Phelps avrà fatto corsa alla medaglia, spalla a spalla con Ryan Lochte, il miglior rivale che la vasca gli abbia regalato negli ultimi anni. Basteranno tre podi per raggiungere la vetta degli immortali: ha in dote 16 medaglie, l'ex ginnasta sovietica Larisa Latynina è a quota 18. Poi più nessuno davanti. Sarà dura? Detta con Mark Spitz: «Phelps sarebbe l'uomo da battere anche se corresse con la pelliccia».
Ecco, il gioco delle speranze e del godimento olimpico, inteso come lotta strenua, spettacolo, divertimento, passione, storia di titani, deve partire parte da loro, noblesse oblige. Poi mettiamoci pure LeBron Jamens con il nuovo dream team del basket, Roger Federer con la sua racchetta vorace, i grandi personaggi usa e getta che vivono di luce universale soprattutto alle Olimpiadi: tuffatori cinesi, i grandi ginnasti come il giapponese Uchimura, tre volte campione del mondo, in attesa di consacrazione olimpica, o come il re del badminton, il cinese Lin Dan, quattro volte mondiale, ultimo oro olimpico, il miglio giocatore di sempre. Ci sarà solo l'imbarazzo della scelta nel pescare re e regine, più difficile consacrare campioni mediaticamente da sballo. Insomma Phelps e Bolt sono difficili da imitare in tutti i sensi.
In tutto questo frullare di stelle infiliamoci pure qualche bella faccia italiana. Al femminile si va sul sicuro... Le nostre superwomen. Facciamo sogni (d'oro, solo d'oro) con Federica Pellegrini e Valentina Vezzali. Con le due miss d'Italia comunque vada sarà un successo: tengono banco nel bene e nel male. Non a caso rappresentano i due poli (acqua e scherma) da cui Petrucci e il Coni si aspettano un bel gruzzolo di medaglie. Storicamente la gente della scherma (ma soprattutto maschi e femmine del fioretto) deve portarsi sulle spalle un pronostico da podio in ogni specialità. Non è facile. Ora si sono messi pure quelli di nuoto, pallanuoto e tuffi. La nostra truppa riparte da un pedigree di 521 medaglie che valgono il quinto posto nella classifica generale. Agli altri vien concesso il beneficio del flop: da Schwazer nell'atletica (potrebbe bissare Pechino), a Cammarelle nella boxe (basta una qualunque medaglia per essere al terzo podio consecutivo), alle ragazze della ginnastica ritmica a squadre: tre volte campionesse mondiali, ma deluse a Pechino tra ingiustizie e qualche lacrima. È ora di rimediare.