Una caduta fa danni più del Mortirolo Dumoulin ko. E Roglic va

L'olandese perde 4' e arriva con un ginocchio malconcio. La maglia rosa guadagna ancora

Frascati Brindano in due, tutti gli altri o hanno un buon motivo per tornarsene in albergo con il broncio o, come l'olandese Tom Dumoulin, sono costretti a leccarsi le ferite. Tappa crudele e spietata, come spesso accade nel ciclismo: nei grandi giri, più delle montagne o delle cronometro, la differenza la fa quasi sempre il fattore fortuna. In ogni caso ieri sul traguardo di Frascati a festeggiare è un ragazzo ecuadoriano, Richard Carapaz, 4° al Giro dell'anno scorso e vincitore di tappa a Montevergine. Ieri ha colto l'attimo e a 400 metri dal traguardo, su quella strada che tendeva a salire, ha lasciato tutti sul posto. Ad agevolargli l'azione è stato il nostro Diego Ulissi, che inspiegabilmente è restato in surplace ad attendere che si muovesse la maglia rosa Roglic.

La tappa è stata però fortemente condizionata da un caduta causata da Salvatore Puccio, che a 6 km dal traguardo si è distratto, finendo per arrotarsi con il corridore che lo precedeva provocando nel gruppo il classico effetto domino. Nibali è riuscito a restare in piedi per miracolo, ma molti sono finiti per le terre e alla fine hanno lasciato per strada una manciata di secondi (16 da Roglic). Dumoulin, il più sfortunato, è finito in un fossato: per lui nessuna frattura, solo qualche botta e una ferita al ginocchio sinistro, però ha pagato più di 4'.

La tappa (235 km) è stata caratterizzata da una fuga promossa da Mirco Maestri, Marco Frapporti e Damiano Cima, con i primi due che sono stati raggiunti a meno di dieci chilometri dalla conclusione. Tre corridori di tre formazioni di seconda divisione (Bardiani, Androni e Nippo), che dal prossimo anno rischiano seriamente di essere cancellate dal panorama ciclistico mondiale a causa della riforma che è al vaglio dell'Uci, il governo mondiale della bicicletta. La situazione ricorda a grandi linee il braccio di ferro per la Superlega che sta scuotendo il mondo del calcio e che ha portato sul piede di guerra tanti presidenti. Tra questi Urbano Cairo, numero uno di Rcs Media Group, quindi titolare anche della corsa rosa, che per il ciclismo non ha ancora preso una posizione chiara.

«Non possiamo permettere a nessuno che il nostro movimento ciclistico si dissolva senza proferire verbo o fare qualcosa ci ha spiegato il presidente della Lega ciclismo, Enzo Ghigo -. Dobbiamo farci sentire e ci faremo parte attiva di una protesta che dovrà mirare a sensibilizzare non solo il mondo del ciclismo, ma tutto il mondo dello sport. Cercheremo di fare sistema proprio come Cairo e altri presidenti stanno facendo per tutelare il mondo del calcio. Noi, da parte nostra, non possiamo accettare che il ciclismo viva con la logica del più ricco, senza pensare a tutelare anche chi è utile alla crescita e allo sviluppo del nostro sport. A proposito di Cairo: sono convinto che un grande imprenditore come lui, che è anche un uomo di sport, non abbia ancora preso posizione. Il movimento italiano già non ha più formazioni di World Tour (la serie A del ciclismo), se tagliamo le gambe anche alle quattro squadre di seconda divisione che ci restano, rischiamo davvero che nel breve volgere di pochi anni, nel nostro Paese, il ciclismo scompaia».