Calciatori sotto contratto fino all'età della pensione

Il portiere del Magonza fa ricorso per il mancato rinnovo e la sentenza di un giudice tedesco può far esplodere il pallone

Heinz Muller, ex portiere del Magonza

C'è sempre un Muller in Germania che la mette, questo si chiama Heinz, ha 36 anni, faceva il portiere nel Magonza, attualmente all'undicesimo posto in Bundesliga, e vuole continuare a farlo, almeno fino all'età del suo pensionamento.

Quando nel giugno 2014 è scaduto il suo contratto è andato sereno in sede per il prolungamento, gli è stato negato e lui c'è rimasto proprio male. La sua pretesa ha fatto sorridere per mesi tutta la Germania fino a quando Heinz si è rivolto alla legge, che invece l'ha accolta. Il giudice del lavoro Ruth Lippa si è vista recapitare il ricorso di Heinz, ha studiato il caso e ha fatto sapere che gli sportivi vanno considerati come tutti gli altri dipendenti subordinati e dopo due anni di lavoro, hanno diritto a un contratto a tempo indeterminato. La scadenza di giugno 2014 fra Muller e il Magonza è fuffa. Licenziato senza giusta causa e adesso il calcio rischia il finimondo.

Se la sentenza verrà confermata nei successivi gradi di giudizio, il Magonza non solo dovrà reintegrare il 36enne Heinz ma dovrà assumerlo come un qualunque altro dipendente. Il tribunale, in un documento di 14 pagine, ha fatto riferimento alle norme che regolano il lavoro a tempo determinato secondo le quali non si può andare oltre un periodo di due anni se non in presenza di una ragione concreta e documentata. Che il Magonza non si è mai sognato di produrre, dando per scontato che alla scadenza, il tesserato Heinz Muller fosse libero a tutti gli effetti di fare ciò che voleva. E Heinz l'ha fatto.

Harald Strutz, proprietario del Magonza e vice presidente della federazione tedesca si è sentito mancare: «Tutti i processi del passato hanno portato a verdetti opposti. Faremo ricorso. Se ci dovessero dare torto il calcio subirebbe una svolta epocale, paragonabile a quella voluta da Bosman. Le società dovrebbero pagare lo stipendio a decine di giocatori fino alla pensione». Che per la nostra legge Fornero equivarrebbe a 67 anni. L'avvocato del Magonza, Christoph Schickhardt, ha dato una spiegazione: «Il calcio non è paragonabile agli altri lavori. Gli sportivi non sono in grado di offrire le stesse prestazioni lavorative per così tanti anni, vanno incontro a cali fisici, molti club verrebbero messi in ginocchio».

Questa sentenza pare però suffragata da una direttiva europea che cancella le differenze fra sportivi e lavoratori subordinati. Una direttiva sfuggita alle maglie di Uefa e Fifa che hanno alle loro dipendenze fior di legali che si occupano esclusivamente di queste problematiche. Norme precise, sfogliandole si presenterebbe addirittura da parte dei giocatori la possibilità di andare in qualunque squadra in qualsiasi momento indipendentemente dal contratto e dalla sua pluriennalità. «Dovesse passare un principio del genere - commenta Leo Grosso ex presidente e ora consigliere della Fif Pro -, salterebbe il mercato, nessuno è più vendibile e per i club bisognerebbe inventare una sorta di risarcimento». Due precedenti: in Olanda, dove la federazione in accordo con il sindacato ha ricusato tale norma, e in Francia dove un ex calciatore, poi allenatore e quindi dipendente dello stesso club, aveva tentato il colpo di Heinz. In attesa che la sua richiesta trasformi i club in ricoveri geriatrici, in Italia si sentono tutti tranquilli e protetti dall'articolo 5 della legge '91 che impone un rapporto non superiore ai 5 anni. Horst Kletke, legale di Muller, ci ha fatto sapere che ha applicato norme vigenti in Germania e in Europa. E un po' ha dato fastidio anche a noi che ne abbiamo già tante da sbrigare e della sua precisazione non ne sentivamo proprio il bisogno.

Commenti

SanSilvioDaArcore

Gio, 26/03/2015 - 10:49

Finirà così anche da noi... mi chiedo che pensione percepiranno poi...

SanSilvioDaArcore

Gio, 26/03/2015 - 11:14

Certo che una categoriache viaggia su decine di milioni di euro l'anno non ha bisogno di tutele... se il mio titolare decide di licenziarmi posso morire di stenti che non frega un cxxxo a nessuno

blackbird

Gio, 26/03/2015 - 11:34

Mi pare giusto. Si ridimensioneranno emolumenti, mercato e tutto il circo mediatico che ruota intorno al calcio. Poi vedrete che la gente comincerà a occuparsi dei propri problemi e allora...

pathos

Gio, 26/03/2015 - 12:44

questo in sintesi vorrebbe dire che il Milan si dovrà tenere il Pippa tutta la vita ... mai sentenxza fu tanto nefasta per il futuro rossonero : spero non si applichi.

Libertà75

Gio, 26/03/2015 - 14:22

La applicheranno anche ai politici, 2 anni e poi assunti a vita

Ritratto di Chichi

Chichi

Gio, 26/03/2015 - 16:20

Sentenza in linea col «liberal order», concepito come uno spazio di liberta in continua espansione. In esso il ruolo dell’autorità è di «preservare l’individuo da tutto. Anche dalla natura». libertarismo. E, come al solito, il veleno si nasconde nella coda: «ismo». Se i giocatori sono assunti a tempo indeterminato, non dovrebbero avere ingaggi milionari, ma uno stipendio mensile con le debite detrazioni e continuare a lavorare fino a maturare una pensione. Inoltre, dato che la finzione giuridica non cambia la realtà delle cose, quando con l’età il fiato si accorcia, l’agilità fisica si appesantisce e la prontezza dei riflessi si attenua, il giocatore dovrebbe passare ad altre mansioni. Che so, vendere i biglietti dello stadio al botteghino. Oppure restare in campo come una palla al piede per gli altri giocatori, fino a quando i vecchietti in campo sono troppi e, invece di giocare a calco, giocano a bocce. Il calco come l’alcool: denaturato.

Ritratto di Chichi

Chichi

Gio, 26/03/2015 - 16:24

Questa sentenza, apparentemente un fatto marginale e insignificante, dovrebbe far riflettere. «L’assolutismo della libertà assume i tratti di una religione dogmatica priva di misericordia per chi se ne pone al di fuori». Non è solo questione che riguarda la famiglia, la diversità di genere, il privato inviolabile dei rapporti affettivi. Alla fine c’è anche l’invadenza dello stato con le sue leggi e i suoi giudici che, per preservare un individuo azzera la natura stessa di una squadra di calco. Non illudiamoci: «se per noi figli della “cultura dei diritti” ogni dato della realtà è una imposizione violenta, allora non c’è spazio non solo per Dio ma per nessuno amante delle cose come sono». (P. Piccinici) È proprio la libertà che viene uccisa, perché democrazia e convivenza civile diventano, grazie tale visione,«totalitarismo culturale».