Calcio italiano guarda alla Germania! Il 7-1 figlio della programmazione

Quella di martedì non è solo la disfatta peggiore nella storia del calcio carioca, ma è anche l'apoteosi della nuova scuola tedesca. L'incredbile successo della banda di Low non è, infatti, frutto del caso ma di una programmazione che ha remote radici temporali (2001) e voluta fortemente dalla Federazione, la quale quando si rese conto che il calcio tedesco era in crisi decise di cambiare tutto. Ora, a distanza di quasi 15 anni una Germania giovane e multietnica, dopo anni di ottimi piazzamenti, è pronta a salire sul tetto del Mondo

Boateng, Khedira e Ozil, il volto multietnico della nuova Germania

Uno dei segreti del calcio teutonico è che, a differenza di quello italiano, il quale si poggia sui milioni ( e gli umori) dei Presidenti mecenati, si fonda su basi molto meno fragili.

I club sono assai legati al territorio che rappresentano e la comunità ha voce in capitolo per quanto riguarda la loro gestione. La regola fondamentale è quella del "50+1". Secondo tale normativa i supporter di qualsiasi squadra "devono mantenere la quota di maggioranza del club". Ovviamente non mancano le eccezioni, perché ad esempio 3 anni fa è stato deciso che sponsor con un rapporto almeno ventennale con un club ne possano assumere la proprietà con il beneplacito dei soci. Questo è avvenuto ad esempio con il Leverkusen, che oggi è di proprietà della Bayer. Ad ogni modo il fatto che i tifosi detengano almeno parte della proprietà fa in modo che il virtuosismo economico sia una costante.

Non è quindi un caso che il giro d'affari del massimo torneo tedesco sia in costante crescita dal 2006. L'esempio del Dortmund è emblematico: sull'orlo del fallimento otto anni fa, si è rimesso in piedi e oggi è tornato ad essere uno dei top-club della nazione. Il segreto sta anche nel fatto che l'unica fonte di introiti non è come da noi, quella dei diritti tv, in quanto in Germania si punta forte su marketing e merchandising.

L'altro punto di forza è stata l'attenzione data ai vivai a partire dal fallimento ad Euro 2000. Dopo quell'europeo la Federazione impose a tutte le compagini fino alla Bundesliga 2 di avere una formazione in ogni categoria, fin dalle "under 12". Altre misure hanno invogliato anche i piccoli club ad investire sui giovani, basti pensare che giocatori come Neuer e Gotze sono cresciuti in club di seconda fascia e si sono subito messi in luce.

L'altro punto di forza è stata la capacità di capire che la multietnicità della Società era ed è una risorsa anche in ambito sportivo. Si è così arrivati a poter vedere con la maglia teutonica giocatori come Ozil e Khedira, i quali sono rispettivamente di padre turco e tunisino. E se qualche dirigente nostrano ancora non fosse convinto, basti pensare che Klose, da ieri giocatore che ha segnato più di chiunque nei Mondiali, è di origine polacca e che l'età media di questa "macchina perfetta" che è la Germania è di soli ventisei anni, il che significa che ancora per molti anni i Tedeschi domineranno la scena: il tutto grazie, semplicemente, alla programmazione.

Commenti
Ritratto di Ivano Colzani

Ivano Colzani

Gio, 10/07/2014 - 19:44

Preferisco arrivare ultimo in tutte le competizioni che avere 6 milioni di turchi più altrettante "risorse" da tutto il terzo mondo come in Germania.....