Cambia anno, non storia: è sempre Napoli-Juve

Il Napoli oggi, la Juventus domani. Trattasi di coppa Italia ma la storia continua, è la stessa dell'anno scorso, cioè di ieri

Il Napoli oggi, la Juventus domani. Trattasi di coppa Italia ma la storia continua, è la stessa dell'anno scorso, cioè di ieri. Nemmeno il tempo di rimettersi in ordine, dopo cenoni e feste varie, il football propone roba buona, al San Paolo il Napoli contro l'Atalanta sbattuta dal Cagliari e, quindi, il derby di Torino che offre alla Juventus la possibilità di ribadire la sua nuova abitudine, modulo, gioco e risultati. Tabellone pieno, in vista del ritorno della serie A all'Epifania, prima della sosta che sarà riempita dal mercato, pieno di sogni e vuoti di denari.

Napoli e Juventus, dunque, una commedia scritta e ben interpretata, approfittando delle distrazioni delle altre squadre che pensano ancora di riagganciare la testa. Inter, Roma e Lazio si fermano sul più bello, intossicate da pareggi che nulla aggiungono alla loro classifica, semmai aumentano perplessità e dubbi sull'effettiva forza del terzetto.

Sarri e Allegri, due modi diversi di vivere e insegnare il calcio, due squadre, Napoli e Juventus che, alla fine, badano al sodo, abbandonando, a volte, l'estetica per il risultato, come insegnano gli almanacchi.

La coppa Italia permette un altro parallelo nel giro di ventiquattro ore. L'impegno del Napoli sembra più abbordabile, l'Atalanta sarebbe stata tossica se non si fosse fatta malissimo contro il Cagliari, andare in semifinale sarebbe comunque un risultato ottimo, anche se Sarri, già preoccupato dall'impegno di Europa League, sa che un ulteriore appuntamento settimanale (la semifinale prevede un turno di andate e uno di ritorno) potrebbe condizionare un organico non è euforico come quello della Juventus.

In questo senso Allegri si accomoda nel lusso, ha potuto trascurare Dybala il quale, però, ha capito la lezione e si è ripresentato come doveva. In verità, restando a Dybala, l'argentino è figlio anche di un carattere presuntuoso, ha evitato di concedere l'intervista flash alla tivù dopo la doppietta di Verona, ritenendosi offeso, la presunzione è sintomo di una fragilità, non certo di personalità. Dopo il primo gol, Dybala, senza una sola smorfia di felicità anzi di rabbia capricciosa, è corso verso la curva dei tifosi bianconeri e ha mostrato il numero della maglia, quasi a ricordare loro, e alla stampa, che il campione è lui, non da criticare o contestare. Con maggiore coraggio avrebbe potuto presentarsi dinanzi ad Allegri, esibendo maglia e numero, ma Don Paulo Abbondio ha scelto un'altra via. Il derby di Torino è la solita trappola, sulfurea ma il Toro di Mihajlovic sbanda quando sembra avere trovato la traiettoria giusta. Comunque si gioca ed è la cosa più importante per chi ama il football, al di là delle chiacchiere, del Var e delle bestemmie di Nainggolan.