«Campioni a 40 anni? Aberrazione tra professione e denaro»

Professor Carlo Vittori, nell'atletica è stato lei a brevettare la longevità, portando Pietro Mennea alle Olimpiadi di Seul '88, a 36 anni...
«No - obietta il preparatore marchigiano, 82 anni -, fece tutto da solo. Fu una scelta del Coni, di Mario Pescante, di farlo portabandiera olimpico. Sui 200 fece oltre 21”, non era più un atleta».
Allora come giudica i primattori azzurri che non si arrendono al tempo? Straneo argento nella maratona a 37 anni, Vizzoni settimo nel martello a 39, l'età di Valentina Vezzali?
«Oggi forse il fenomeno è più ampio, ma il record mondiale della maratona negli anni '80 venne stabilito a 35 anni, dal portoghese Lopez, in 2 ore e 5'. Una volta magari chi vinceva un'Olimpiade mollava, Jesse Owens divenne mito nel 1936, a 23 anni, nelle edizioni successive c'era la guerra e nel '48 era troppo vecchio. All'epoca non c'era questa aberrazione, tra professione e denaro».
È solo una motivazione economica?
«Quasi. Bolt prende 350mila euro per correre i 100 metri a Roma e farsi battere da Gatlin, ex dopato. Guadagnano, perciò praticano».
Federica Pellegrini a Rio sarà alla quarta olimpiade, 28 anni nel nuoto sono tanti. Antonio Rossi a 39 arrivò a Pechino, Josefa Idem a Londra a 47, la Vezzali in Brasile ne avrà 42. Chi rischia di essere patetico?
«Nessuno, tantomeno quando c'è passione. La scherma purtroppo non è diventata così spettacolare da meritare retribuzioni stratosferiche».
In tempi di doping diffuso, sospettiamo?
«Dovessi ascoltare le mille voci, venticelli, calunnie e ipotesi... Il doping è “spesissimo” e vastissimo, magari qualcuno fra gli eterni, soprattutto all'estero, si sostiene anche così. Un tempo la fisiologia vedeva la forza dell'individuo in ottima salute in crescita sino ai 28 anni, oggi quella barriera fa ridere. Peraltro mi riferisco all'espressione veloce della forza, sprint e salto, non alla resistenza. Lì è variabile, pensiamo a Straneo, persino senza milza».
Francesco Moser a 43 anni ritoccò il suo record dell'ora...
«In alcune discipline si consuma ossigeno per produrre energia, senza contrarre debiti con l'organismo, e allora si parla di resistenza aerobica e la longevità è superiore».
Arriveremo alla suggestiva barriera dei 50 anni?
«Mi auguro mai, che ciascuno pratichi l'attività fisica necessaria per mantenere allenato il cuore, serve corsa lenta, il famoso jogging anche per il cervello. Bisognerebbe lasciare l'agonismo ai giovani, non dovrebbe essere un mezzo di esposizione pubblica, né dai grandi guadagni. E mi auguro che non si usino dopanti, né additivazioni di alcun genere, tantomeno i supplements che andavano di moda in Usa».
Mennea che integratori usava?
«Non li ho mai fatti prendere a nessuno. Mangiava in uno dei più grandi ristoranti, all'hotel Miramare di Formia, di fronte alla scuola federale, sull'Appia, due maitre lo curavano come un figlio».
Nella ginnastica il record fu il bronzo di Jury Chechi, a 34 anni, ad Atene 2004.
«Lì parliamo di equilibrio. A prescindere dall'età, non vorrei che le performances di forza veloce dipendessero da additavazioni supplementari, anche non doping, e dunque fossero artefatte. Powell a 31 anni era fra i migliori al mondo, è stato solo sfortunato perché l'hanno beccato...».