Capello duro: "No a tribunali fatti di ultrà"

Il ct della Russia dopo gli insulti dei tifosi giallorossi a Pallotta: "Non accetto il confronto con chi ha la fedina sporca"

«Basta con i tribunali improvvisati dai tifosi». Fabio Capello scende in campo contro le prevaricazioni delle curve, un malcostume tipicamente italiano che lui stesso ha denunciato quando sedeva sulla panchina di un club. Da Shanghai, dove era presente ai Laureus Awards, l'ex allenatore della Roma giudica duramente quanto sta avvenendo in casa giallorossa, con lo strappo tra la curva Sud - il cuore del tifo romanista - e il presidente Pallotta. Il tycoon americano aveva definito «fottuti idioti» gli autori degli striscioni contro la madre di Ciro Esposito il 4 aprile scorso e non ha presentato appello alla squalifica del settore; la risposta è arrivata con uno striscione apparso sui muri di Trigoria: «This fucking idiot gonna pay you, mother fucker».

«Un punto di non ritorno per Pallotta? Dovrebbe essere il punto di non ritorno per tutti, a partire da questi momenti - l'accusa di Capello -. Io l'ho sempre detto, l'ho sempre fatto. Probabilmente ero uno dei pochi che aveva il coraggio di dirlo. Una delle cose più brutte che mi è capitata nel calcio è quando, dopo la sconfitta che subimmo contro l'Atalanta, arrivarono i tifosi della Roma, gli ultras, e noi dovemmo andare lì di fronte. Io ero assolutamente contrario a questa decisione, però il presidente Sensi disse che dovevamo farlo ed essendo un dipendente ho accettato, ma malvolentieri. Infatti rimasi molto lontano dalla rete, andò a parlare Totti e basta».

Per Capello non devono esistere dei tribunali improvvisati da parte dei tifosi (c'è il recente episodio avvenuto a Bergamo dove il leader della curva ha di fatto «processato» i giocatori dell'Atalanta per oltre cinque minuti): «Dobbiamo essere giudicati per quello che facciamo e non davanti a dei tribunali inventati da persone con la fedina penale non puramente pulita – le parole dell'attuale ct della Russia -. È il limite principale in tutti i posti, non solo a Roma, non vedo per quale motivo uno deve fare questo. Sono dispiaciuto che tutto ciò succeda continuamente e non si prendano delle decisioni serie». Al gesto intelligente e coraggioso di Pallotta è seguito infatti un silenzio assordante dei vertici istituzionali del calcio e di altri dirigenti. Persino il suo allenatore Garcia, dipendente di Pallotta, ha evitato di entrare nel merito della questione preferendo un generico attacco ai sistemi della giustizia sportiva italiana ed evocando il "modello straniero", quello buono per tutte le occasioni.

E guardando agli altri due club allenati in Italia, Capello parla dei fermenti in casa Milan a proposito della possibile cessione di una quota azionaria ai cinesi: «Io ho sempre grande fiducia in Berlusconi in tutto quello che fa. Se lo fa è per il bene del Milan». E sulla Juve impegnata in Europa dice: «Può arrivare fino in fondo in Champions League. In difesa non ha problemi e lo ha dimostrato. Anche in attacco ha trovato tante soluzioni, quindi credo che possa andare avanti».