Capello, Ibra e Mou i duri del Mondiale

G li assenti, per definizione, hanno sempre torto. Soprattutto a un Mondiale. Però ci sono le debite eccezioni. Ad esempio quelli che, a Russia 2018, incassano bei soldoni per fare i commentatori. Cattivi. L'altra sera guardavo Fabio Capello che tirava mascellate a destra e a manca su Italia 1. Don Fabio sa che, secondo il famoso assioma, la miglior notizia è una cattiva notizia e lo show must go on con più sale se rifili qualche mazzata. Zlatan Ibrahimovic, dopo aver rinunciato alla Nazionale, si era proposto per ritornare con la Svezia in Russia. Gli hanno detto di no. Lui si è arrabbiato e al Mondiale è andato lo stesso a spese degli arabi di Bein Sports. Commentando la gara della Francia ha sistemato Deschamps: «Se secondo l'allenatore, un giocatore come Benzema non è abbastanza buono per questa squadra, beh, allora l'allenatore non dovrebbe essere in Russia e dovrebbe esserci Benzema. Ridicolo».

Ma il più grande tra i cattivi a pagamento è sempre lui, l'inarrivabile Josè Mourinho. Dopo la papera del portiere argentino ha sentenziato: «Io o Caballero in porta non sarebbe cambiato niente». Lo Specialone incassa 400 mila sterline a comparsata per quattro presenze in un programma di una tv russa, RT che risulta essere sostenitrice di Vladimir Putin. Un milione e seicento mila sterline per quattro giornate di lavoro. Ecco perché il presidente russo ha voluto conoscerlo e si è fatto una foto con lui, spintonando Altobelli. Pare abbia detto: Questo è un genio, mi appendo la foto al Cremlino.