Da capitale a fantasma Lo sport a Treviso fermo all'età dell'oro

Una città prigioniera della stagione perfetta, quella del 2006 Volley re d'Europa, basket da scudetto e il calcio in Serie A

C'era una volta una Treviso che dominava il panorama sportivo nazionale. Una città che per decenni si è assunta il compito di trascinare un intero Paese a invidiabili trionfi. Quando il mondo dello sport menzionava basket, pallavolo e rugby l'accostamento a Treviso era immediato. Non solo per i 79 scudetti vinti nella storia dalle società del comune veneto; non solo per il traguardo storico del «triplete» raggiunto in quell'indimenticabile 2003, l'anno dello scudetto vinto in tutte e tre le discipline. Ma per la passione e la fame di vittorie dei trevigiani, che per anni hanno riempito il Palaverde, il palazzetto dello sport appositamente costruito nel 1983 e inaugurato nel settembre dello stesso anno per regalare una casa al volley e al pallacanestro della città. Obiettivi come questi sono irraggiungibili senza un progetto serio alle spalle. Fortuna ha voluto che i Benetton decidessero di investire in Treviso e nello sport professionistico, traghettando la località a trent'anni di gloria. Dai successi sul territorio italiano (si contano ben 27 scudetti) alle imprese in campo internazionale (6 Coppe dei Campioni), sotto la gestione della famiglia di imprenditori del tessile nessuna altra realtà può vantare tante affermazioni sportive.Memorabile fu la stagione 2005-2006, quando i trevigiani celebrarono sia gli scudetti di pallacanestro e rugby, sia il quarto titolo in Coppa Campioni della Sisley, che salì sul tetto d'Europa trascinata tra gli altri dalle schiacciate di un super Alessandro Fei e dalla sapiente regia di Valerio Vermiglio. Da quella finale di Roma, in cui Treviso si sbarazzò per tre set a uno dei greci del Salonicco, sono trascorsi esattamente dieci anni. Quel momento e quella stagione possono essere considerati l'apoteosi di una popolazione che visse anche l'unica stagione della squadra di pallone in serie A.Purtroppo negli anni avvenire l'incantesimo della favola di Treviso si sarebbe spezzato dopo quella vittoria di Papi e compagni in Coppa Campioni, l'ultima prestigiosa affermazione di un club trevigiano sul palcoscenico europeo. Dopodiché, si sarebbe infatti avviato un inatteso ridimensionamento: dal tripudio per i grandi traguardi agli incubi della retrocessione, coincisa con la decisione della famiglia Benetton, alla guida dagli anni '80, di terminare nel febbraio del 2011 la propria attività nel mondo del basket e della pallavolo a partire dal 30 giugno del 2012, seppur continuando a onorare gli impegni presi con il rugby. In pratica, le due nuove società che sostituirono la Sisley e la Benetton Treviso dovettero ripartire dal settore giovanile: il volley dalla B2 e il basket dalla Serie C Silver. Insomma, la nobile Treviso, che ha visto transitare nei suoi collettivi fior di campioni come i cestisti Andrea Bargnani e Denis Marconato, gli allenatori Mike D'Antoni e Ettore Messina e i pallavolisti Lorenzo Bernardi e Andrea Zorzi, decadde ingenerosamente nello sprofondo degli abissi.Nel presente, comunque, una luce di speranza si è riaccesa nella pallacanestro. Risalita pian piano fino all'A2, la De Longhi ha ottime chance di promozione al massimo campionato in virtù dell'attuale primo posto nel girone Est e dell'aritmetica qualificazione ai playoff con quattro giornate d'anticipo. Situazione invece più complicata per il Volley Treviso, che continua a militare nei bassifondi del girone C del campionato di serie B2. Per quest'ultima, dunque, il compito di riaffacciarsi ai contesti che le competono resta un'utopia nell'immediato futuro, a meno di miracoli sportivi. Per il bene dello sport azzurro si auspicano per Treviso e dintorni giorni più rosei, come quelli che diversi anni fa regalarono immense gioie a un intero Paese.