Capolavoro Aru Piccola Italia cresce all'ombra di Ciccio

Sponsor Chicco. I nostri piccoli crescono terribilmente bene. Giorno per giorno, stanno facendosi una bellezza. Dopo gli Ulissi e i Battaglin, nomi nuovi per le grandi classiche, ecco il primo vagito - un ruggito da giovane leone - di Fabio Aru, la creatura destinata ai grandi giri. Per muovere i suoi primi passi alla scuola dei campioni non sceglie un corridoio qualunque, ma gli itinerari degli Hinault e dei Pantani. Montecampione, lo dice la parola stessa. Mentre i sedicenti big si fanno la guerra a colpi di cotton-fioc, mentre la maglia rosa Ciccio Uran replica la mezza figuraccia del giorno prima a Oropa, il baby azzurro scatta una, due, tre volte, fino a quando il suo bagliore illumina di una luce nuova la grande montagna e cancella d'un colpo il buio dei nostri incubi, delle nostre paure, delle nostre depressioni. Il futuro è qui, albeggia già il domani. Un domani che soltanto un mese fa temevamo seriamente di non vedere più.
Aru spinge, Aru attacca, Aru non si volta mai indietro: va dritto incontro al traguardo e al suo nuovo destino, mentre la folla si lascia subito incantare dal segno chiaro del nuovo re.
Non è niente di compiuto, è solo l'inizio di un lungo viaggio. Ma che inizio. Due anni Aru fa era ancora dilettante, l'anno scorso ha fatto il gregario a Nibali. Oggi, a 23 anni, Aru diventa l'idea migliore per il dopo-Nibali. Eppure lui per primo mette le cose in chiaro: «Ho realizzato un sogno. Sono felicissimo, ci ho lavorato sopra tutto l'inverno. Però per me non è cambiato niente. Devo ancora imparare tante cose…».
Il primo passo della conoscenza è sapere quante cose non si conoscono: il messaggio socratico è ben chiaro nella testa di Aru. Anche perché l'ha studiato per bene al liceo classico, brillantemente superato. Può stupire che un ciclista faccia rima con umanista, ma così è. Fabio è figlio di un ingegnere e di un'insegnante che hanno creduto sempre ciecamente nell'istruzione e nella sapienza, benchè mandino avanti l'agrigoltura dei loro orti, arance e pesche nel paesello sardo di Villacidro. Normale, quasi doveroso, in questa famiglia, mandare i figli al liceo classico: Fabio e suo fratello lì si sono diplomati. «Mi sarebbe piaciuto andare all'università - racconta Fabio -, ma il ciclismo mi ha depistato». A quindici anni, cambio di programma, cambio di vita: dopo calcio e tennis, comincia a fare mountain-bike e ciclocross, al sabato in aereo verso il continente per la gara e la domenica sera di nuovo a casa per tornare a scuola, così fino alle prove su strada, ai primi successi tra i ragazzi. Adesso vive vicino a Bergamo, cita il "Carpe diem" e studia da campione. E i libri sempre lì, ben presenti, sul comodino.
Avanti allora, facciamoci tutti un bel Giro nel parco giochi Italia. Le cose serie quest'anno si faranno tutte al Tour, dove si daranno convegno gli adulti del Rotary mondiale. Noi però possiamo salire sulle giostre con i nostri piccoli, lasciandoci trascinare dalla loro spensierata vitalità. Questo Giro al ribasso probabilmente non lo vinceremo, magari lo vincerà un Ciccio qualunque, che persino quando arranca guadagna sui rivali, o lo vincerà un suo equivalente. Ma noi possiamo divertirci al luna-park delle ritrovate speranze. Piccola Italia cresce. I nostri pupi, che bellezza.