Caro-biglietti, la ricca Premier cede ai tifosi

Dopo le proteste, fissato un tetto di 30 sterline nel settore ospiti

Lorenzo AmusoLondra Un gol all'avidità del calcio-business. Per tornare ad essere più tifosi, meno consumatori. Senza svenarsi per seguire la propria squadra in trasferta. La protesta era montata nei mesi scorsi, sugli spalti della Premier League. Contro il caro-biglietto, nonostante i sontuosi introiti garantiti dalle televisioni. Si era così formata una lobby delle curve unite, di fronte alla quale ieri la ricca Premier League ha (parzialmente) ceduto. Fissando un tetto massimo di 30 sterline per i biglietti dei settori ospiti. Una misura che entrerà in vigore dal prossimo anno. Un segnale di sensibilità e rispetto verso chi, ogni settimana sacrifica tempo e denaro, in nome di una passione sempre più costosa. La Football Supporters' Federation sperava in un limite ancor più stringente, 20 sterline, ma ha comunque applaudito la decisione della Premier. Avevano fatto il giro del mondo le immagini dell'uscita in massa dei tifosi del Liverpool al minuto 77 della partita contro il Sunderland. Una scelta non casuale, contro l'intenzione dei Reds di alzare i biglietti più cari di Anfield a 77 sterline. E prima di loro avevano meritato il fragoroso applauso di tutto l'Emirates stadium i tifosi del Bayern Monaco, che in occasione dell'incontro di Champions contro l'Arsenal avevano esposto uno striscione eloquente: «64 sterline a biglietto, ma senza tifosi il calcio non vale un penny». Negli anni '80, quando il calcio inglese era ostaggio degli hooligans, la maggiorazione dei prezzi dei biglietti era servita soprattutto ad escludere le frange proletarie del tifo, ritenute le principali responsabili dei disordini. Oggi a rischiare di restare fuori dagli stadi è la classe media. La Premier se n'è accorta ed è corsa ai ripari, facendo risparmiare - è stato calcolato - circa un milione di euro ogni anno ai tifosi di Sua maestà.