CASA MILAN

Lo stadio è il trampolino ma poi serve il balzo del Milan squadra al fine dichiarato di trasformare in cifre preziose le previsioni di questi tempi. Che sono sempre i tempi delle belle intenzioni e dei progetti, non certo delle ruspe pronte a entrare in funzione. E sullo stadio del Milan dopo il via libera di Fondazione fiera ottenuto martedì sera, le prime obiezioni (al netto delle proteste del quartiere) sono relative alla dichiarata capienza dell'impianto. 48mila recita la presentazione ufficiale, nettamente superiore rispetto allo Juventus stadium (4 mila) e a Stamford Bridge (Chelsea), tanto per citare due esempi molto in vista. Eppure la tentazione è quella di correggere in corsa e al rialzo per portare i posti a sedere alla soglia simbolica dei 50 mila nella previsione di appuntamenti che attualmente riescono a riempire anche San Siro tipo le sfide di Champions, il derby, la sfida con la Juve.

Quanto vale allora lo stadio di proprietà nel bilancio di un top club di serie A? Al quesito è semplicissimo rispondere: si oscilla tra i 50 e gli 80 milioni, forse anche per questo Fininvest è rimasta in silenzio. Per rendere lo stadio un asset, però, c'è bisogno del contributo decisivo della squadra, dei risultati e in particolare di tornare in modo stabile e non occasionale a frequentare il salotto buono delle coppe europee. Perciò il rilancio tecnico deciso da Silvio Berlusconi, anche in vista dello sbarco del socio thailandese e delle successive manovre per quotare il club in una borsa asiatica, è il passaggio cruciale di tutta l'impegnativa operazione. Riprendere a scalare la classifica (gli 80 punti di distacco in due anni dalla Juventus sono un deficit insopportabile per il brand rossonero) è il primo obiettivo categorico, il secondo è costituito appunto dal ritorno in Champions. E per centrare questi due traguardi sono fondamentali alcune delle mosse attuate in questi ultimi giorni dal Milan. A cominciare dalla scelta di un allenatore collaudato (Ancelotti il primo tentativo). Clarence Seedorf, paracadutato dal Brasile dove stava concludendo la gloriosa carriera da calciatore, fu una scommessa persa; puntare su Pippo Inzaghi reduce dalla ridotta esperienza nel settore giovanile un rischio che ha svelato tutta la sua pericolosità. Sinisa Mihajlovic non può ancora esibire un successo sulla panchina come capitò anche a illustri predecessori, Sacchi e Capello, Ancelotti e Zaccheroni, fino ad Allegri, che a Milanello hanno comunque fatto rima con scudetti e Champions.

Al volante un tecnico capace, ma poi è fondamentale arruolare talenti e identificare il nuovo corso con un leader capace di fare da calamita anche per sponsor e popolo di tifosi, leader del quale il Milan ha un disperato bisogno, anche dopo gli arrivi di Bacca e Luiz Adriano, di Bertolacci e Josè Mauri. Il rinnovo di Mexes è solo un primo passo. Servirebbe Ibra per riempire la casella e il presidente Berlusconi è il primo a saperlo. Ibra non farà in tempo a giocare nel nuovo stadio (estate del 2018 l'ipotesi migliore) ma di sicuro potrebbe dare l'ultima spinta verso quell'appuntamento.