Ceck, l'arte del rovescio: sfida a una mano con Thiem

È il colpo che ha infilzato Djokovic: dopo 16 anni a Parigi in semifinale due giocatori non bimani

Marco Lombardo

Nel 2002 Albert Costa e Alex Corretja non sapevano di aver alzato una frontiera: entrambi erano in semifinale del Roland Garros ed entrambi giocavano il rovescio con uno stile che sarebbe diventato come un panda, se la storia del tennis non avesse di lì a poco messo in campo il mito di Roger Federer. Entrambi, insomma, colpivano il rovescio con una mano.

Marco Cecchinato ha fatto una storia nella storia, e con lui Dominic Thiem: domani si troveranno a giocarsi la finale a Parigi e dopo 16 anni - finalmente - rivedremo faccia a faccia quel gesto così antico che la brutalità delle racchette moderne ha mandato in disuso. Rovescio a una mano contro rovescio a una mano. Simone Vagnozzi, il coach del nostro Ceck, ha raccontato che tutto è cambiato nei colpi di Marco «quando abbiamo cominciato a correggere la posizione della racchetta della mano, per dare più imprevedibilità e profondità al colpo». E Cecchinato ieri, dopo la sbornia della vittoria contro Djokovic, ha aggiunto che nelle 4 settimane della preparazione invernale in Spagna ha capito «che qualcosa stava cambiando». Questione di testa, ma pure di consapevolezza in quella nuova arma. «E quando ho fatto partire quell'ultimo punto contro Novak, ho pregato che finisse dentro. Diciamolo: lo sogno ancora e mi viene istintivamente da augurarmi che resti in campo». Proprio quel rovescio a una mano. E che mano.

La storia di un gesto che più bianco non si può è la rappresentazione dell'eleganza del tennis. Federer appunto non avrebbe potuto farlo altrimenti, anche se proprio lui dice che ai suoi figli «insegnerei a farlo a due mani. È più facile». Già: è sicuramente più facile, ma di sicuro meno geniale. Il rovescio bimane è nato per aiutare a tenere la racchetta da piccoli, ma è dilagato con l'arrivo di materiali che hanno favorito la forza rispetto alla creatività. Alla fine del 2016, per esempio, solo 15 giocatori dei primi 100 giocavano alla vecchia maniera. È diventato simbolo di inesorabilità, ma ha perso variazioni e gradi di difficoltà.

Non tutti sanno che l'inventore del gesto bimane è stato un italiano, Beppe Merlo - appassionato del ping pong - alla fine degli Anni Quaranta. Spedito dalla federazione in Usa ad allenarsi con Gardini, attirò l'attenzione: «Un giorno venne a vederci Eleanor Tennent, l'allenatrice di Maureen Connolly, unica donna all'epoca ad aver realizzato il Grande Slam - raccontò anni dopo -. Era inorridita, ma si accorse di una cosa strana: non sbagliavo mai». Ci vollero però Jimmy Connors - con la sua racchetta di metallo - e Bjorn Borg per sdoganarlo, circa 25 anni dopo. Da allora altri 12 tennisti bimani (contro 8) sono diventati numeri uno; mentre dal 2000 ad oggi si contano Agassi, Safin, Hewitt, Ferrero, Roddick, Nadal e Djokovic contro i soli Kuerten e Federer.

Qualcosa però sta (ri)cambiando: se è vero che Wawrinka e Gasquet si giocano il titolo per il rovescio più bello del mondo, la Next Gen propone Thiem ma anche Shapovalov (mancino) e Tsitsipras. E poi c'è Marco Cecchinato, con quella traiettoria magica che ancora ci fa battere il cuore e che è diventata la sua coperta, dorata, di Linus: «Con Dominic me la gioco - ha promesso -, e me la gioco fino alla fine». Se tutto va bene, insomma, lo rovescia.

Ieri. Quarti donne: Muguruza b. Sharapova 6-2, 6-1; Halep b. Kerber 6-7, 6-3, 6-2. Uomini (match interrotti dalla pioggia): Nadal-Schwartzman 4-6, 5-3; Cilic-Del Potro 6-6.