Di Centa, il Baldini con gli sci

Q uella sera ad Atene c’era un italiano che aveva le ali ai piedi. Ieri, sul far mezzogiorno, abbiamo riscoperto un italiano che volava, ma con gli sci ai piedi sulla neve di Pragelato. E mai spettacolo ed emozioni sono sembrati tanto veri, tanto vicini, tanto concilianti con noi stessi, popolo di guelfi e ghibellini che tavolta riscopre quanto l’Italia della fatica sappia battere tutto e tutti.
L’Italia intesa in senso largo, interpretata da due tipi così lontani e così vicini. Stefano Baldini è un emiliano dagli occhi che luccicano, un corpo disegnato da un fascio di muscoli e nervi, la parlantina che non tradisce la gioiosa ridondanza caratteriale della sua gente. Giorgio Di Centa un carabiniere friulano che sembra rimodellato da qualche quercia d’antico tronco, poche e spicce parole, con il piacere della solitudine e la voglia di riscoprire dentro di sé il desiderio della fatica, un sorriso che si apre solo quando non può farne a meno. Modi di essere segnati dallo stesso ideale: due ore di corsa per coprire distanze che ti prosciugano. Baldini mise 2 ore 10 minuti e 55 secondi per correre km 42,195. Di Centa ha impiegato 2 ore 6 minuti e 11 secondi per percorrere 50 km con gli sci. Un nonnulla in meno per sopportare freddo e neve, avversari alle calcagna fino all’ultimo metro. Ma entrambi avranno percorso migliaia e migliaia di chilometri per regalarsi una dote da spendere metro per metro. Baldini arrivò a percorrere due volte e mezzo il giro dell’equatore. Di Centa non sarà stato da meno.
Baldini, ad Atene, vinse quella maratona che più di ogni altra sapeva d’antico, si presentò nello stadio dove ogni corridore avrebbe voluto incorniciare la vita da vincente, nello stadio che 109 anni fa accolse Spyridion Louis, pastore di Maroussi. Entrò solo, nell’arena chiamata Panathinaiko, dopo aver seminato uomini e ombre lungo rugose strade, trasudanti calore dall’asfalto.
Di Centa è sbucato primo dove qualunque italiano vorrebbe essere vincitore di un’olimpiade: nella patria sua. Fra neve e montagne, ovvero nel suo habitat naturale. Baldini si trovò di nuovo solo, ma felice, nello stadio Olimpico di Atene, incoronato da battimani stranieri. Di Centa si è ritrovato in un mare di italiani e di italianità, come fosse una festa di famiglia in cui Manuela, la sorella, si è aggrappata al collo suo prima di deporvi il pataccone d’oro. E questa è forse la più grande unicità della medaglia del nostro fondista. Nessuno ha mai goduto di festa in famiglia così completa. E quel sentire «Fratelli d’Italia», cantato da uno stadio intero, è emozione che Baldini gli ha invidiato. Lo ha detto prima ancora che su Torino si facesse sera e la festa andasse a cominciare. «Per un italiano che gareggia in casa e vince l’Olimpiade, l’emozione sarà ancora più forte di quella che ho provato io».
Ieri Giorgio e Stefano si sono parlati. Mentre l’uno vinceva la medaglia, l’altro stava correndo una mezzamaratona a Salsomaggiore. Come lo sport avesse voluto ricordar loro la lezione che non va dimenticata: oggi sei sul podio, domani sei di nuovo a remare nella fatica. E qualche volta, vedi gli ultimi mondiali di Baldini, nella delusione. Ma proprio tale consapevolezza, li ha fatti ritrovare uniti nello stesso pensiero che poi è il filo conduttore di una gara da vincente: «Bisogna crederci sempre». E tutti e due ci hanno creduto. Baldini quando arrivò ad Atene con occhi che gli brillavano per la convinzione di avere nelle gambe benzina per la grande impresa. Alla vigilia disse: «Stavolta lotto fino all’estremo limite. Piuttosto muoio in strada». E vinse con la faccia più bella e sorprendente che possa mostrare un maratoneta corroso dalla fatica e dalla tensione. Faccia di un ragazzo che aveva amato in ogni istante quella sua corsa.
Di Centa ha ricalcato quella vigilia del nostro maratoneta. Non era il favorito, ma era tra i top come Baldini. E alla vigilia ha predetto: «Vincerò con la forza della volontà. Mi aiuterà lei». E, infatti, quella strenua compagna per 50 km non l’ha lasciato mai: lui sempre in testa a tener d’occhio tutti, fino a quel rush finale, unico momento di distacco dall’arrivo solitario e disinvolto di Baldini. Ma forse anche in questo c’è una spiegazione: Baldini ha l’hobby delle moto a tutto gas. Di Centa quello dei trattori che vanno più lenti, ma non ti mollano mai. In quel finale è sortito il loro modo di essere italiani diversi. Prima di cantare Fratelli d’Italia.

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