«Al centro del nostro progetto sono i valori della tradizione»

La manager: «Le nostre novità portano freschezza»

Piero Evangelisti

Abbiamo incontrato Linda Jackson per la prima volta al Salone di Parigi del 2014, pochi mesi dopo la sua nomina a capo di Citroën voluta da Carlos Tavares che all'inizio di quell'anno aveva preso le redini di Psa. E ricordiamo che la prima domanda fu praticamente scontata: che cosa può portare di diverso una donna ai vertici di una Casa automobilistica in un settore dominato dagli uomini e dove le ceo donne erano soltanto altre due (Annette Winkler di Smart e Mary Barra di Gm)?

La risposta fu semplicissima: niente di speciale, perché ogni manager porta con sé la sua competenza e la sua sensibilità, sia esso uomo o donna. Oggi, a distanza di anni e dopo altre interviste con la cinquantanovenne top manager inglese, l'ultima delle quali di recente, a Milano, ciò che ci impressiona maggiormente è la chiarezza che ha sempre mostrato nell'individuare gli obiettivi e poi la determinazione nel raggiungerli. L'obiettivo primario non era cosa da poco: riposizionare il brand e i suoi modelli «e questo ricordava la Jackson in un contesto di razionalizzazione delle gamme e di contenimento dei costi all'interno di un gruppo dove Citroën doveva costruire una serie di modelli intorno ai suoi valori tradizionali: l'originalità e il comfort, inteso come lo stare bene a bordo delle nostre vetture».

Il design è stata quindi una delle aree dove il nuovo corso del double chevron ha inciso maggiormente: «Se osserviamo la gamma di oggi spiega la Jackson da C3 (il modello con il quale è iniziato realmente il rinnovamento, ndr) a C3 Aircross, da C4 Cactus a C5 Aircross, sia nella versione lunga per la Cina sia in quella europea ormai imminente, si nota la freschezza che queste vetture portano nei rispettivi segmenti di appartenenza: è quello che io intendo quando dico che dobbiamo essere diversi». E i risultati di vendita stanno ripagando la scelta di essere diversi, come dimostrano i dati di mondiali dei primi 6 mesi di quest'anno che Linda Jackson ha commentato in teleconferenza. «Il primo semestre del 2018, chiusosi con 573mila vendite nel mondo, conferma l'offensiva di Citroën con una crescita del 9%,un risultato trainato da un record in Europa (444mila vendite, +7,4%) degli ultimi sette anni che ci consente di guadagnare quote di mercato sia con le auto sia con i furgoni. Sono convinta che questa dinamica sia destinata a proseguire anche nella seconda parte dell'anno con i lanci di Nuovo Berlingo e dei Suv C4 Aircross, in Cina, e C5 Aircross in Europa». Quando il nuovo piano Push to pass fissato da Tavares sarà a completato, ognuno dei marchi avrà a disposizione 8 silhouette per coprire tutti i segmenti. Ma visto che oggi quelle di Citroën sono molte di più, significherà dover sacrificare dei modelli?

«Ci muoveremo nei segmenti e nelle fasce dove si possano realizzare volumi e utili spiega con pragmatismo la manager dovremo stare con i piedi per terra e, ad esempio, quando scadrà l'accordo con Toyota per la C1 vedremo se sarà economicamente fattibile costruire la sua erede». Molto chiaro è il punto di vista della Jackson anche su alimentazione elettrica e guida autonoma: «Sono temi sui quali bisogna essere sinceri: l'industria, e quindi anche noi, è pronta, ma per l'elettrico mancano le infrastrutture e forse anche la volontà e i mezzi per crearle, mentre per la guida autonoma ci sono i problemi dell'accessibilità e, soprattutto, dell'etica».