Haiti fantasma della Corea. Chinaglia saluta con un "vaffa"

Senza l'Italia in Russia non ci resta che l'amarcord. Per questo, ogni giorno, vi racconteremo una partita del passato giocata nella data corrispondente. Ricordando, nel bene e nel male, che l'Italia è sempre stata una regina del Mondiale...

Monaco, 15 giugno 1974

E fu subito Azzurro tenebra, come lo raccontò Giovanni Arpino. L'Italia del Rivera che incespicava nelle primule al Prater di Vienna, ripropose la sbadataggine delle primedonne quando si ritrovò davanti ad un gruppo di ragazzotti neri che parevano cavallette impazzite. C'era stata una Corea a martirizzare i cuori, stavolta fa danni la vivace spensieratezza di Haiti, considerata la squadra morbida del girone con Argentina e Polonia.

L'Olympiastadion di Monaco colmo di 53mila spettatori, tantissimi italiani, ospita la prima partita della nostra nazionale ai mondiali tedeschi. L'Italia gioca con qualche reduce di Mexico '70 e qualche faccia nuova: in porta Zoff, Spinosi e Facchetti terzini, Burgnich e Morini maginot difensiva, Benetti, Capello e Rivera a centrocampo, Mazzola sull'ala destra, Chinaglia e Riva in attacco. Ci sarebbe da stare tranquilli, visti i nomi. Eppure le dormite dell'amichevole del Prater avrebbero dovuto mettere sull'avviso il ct Valcareggi. Haiti subisce l'assalto, ma resiste. Brutti segnali. Primo tempo deludente nel risultato. Il portiere Francillon vola e para. Riva non ci prende, Mazzola peggio, Chinaglia è confuso. Bastano 49 secondi della ripresa e l'impotenza diventa incredulità. Emmanuel Sanon diventa eroe nazionale filando via: metà campo libera, salta Spinosi, calcia il pallone verso Zoff, diagonale sinistro che fa saltare il tappo. Ad Haiti la festa per il gol uccise due persone. Molti anni dopo, ben 34, ai funerali di Sanon si presentarono 10mila fedeli, che non avevano dimenticato quel momento di delirio.

Zoff perde l'imbattibilità di 1133 minuti, l'Italia si affanna a cercar rimedio. Ci riesce dopo 7 minuti: Rivera segna in mischia, Auguste regala un'autorete, Pietruzzo Anastasi, entrato al posto dello sciupone Chinaglia, segna il 3-1. Il bomber della Lazio lascia il campo mandando a quel paese Valcareggi, quella mano che lo manda diventerà il quadro memoria di una storia. Nello spogliatoio Giorgione rompe decine di bottiglie contro i muri. Seguiranno drammi e psicodrammi. Dall'Italia arrivera' perfino Tommaso Maestrelli, il tecnico laziale, per calmare il lunatico Long John. Una brutta figura globale. Solo l'inizio.