Cesare ritorna a Roma il dado «futuro» è tratto Abete spalle al muro

Kiev E adesso cosa succede con Prandelli? Chiusi i cancelli dello stadio di Kiev, prima di salire sull’aereo diretto a Roma per far visita a Napolitano, l’interrogativo che insegue la delegazione azzurra e il suo Ct nella lunga notte successiva alla finalissima, è sempre lo stesso. Prandelli resta o medita un clamoroso arrivederci? Le sue parole, in proposito, fanno pensare a un tormento ma anche alla necessità di un confronto, a riflettori spenti, aperto con il presidente Abete per trovare una risposta convincente ai legittimi dubbi. Che non riguardano, si badi bene e lo si tenga a mente, cifre relative allo stipendio (1,1 milione di euro netti l’anno): dopo il lavoro splendido effettuato, un ricco aumento è quasi matematico, oltre che strameritato. No, il punto è un altro. Prandelli e la sua Nazionale si sono sentiti un peso per il calcio italiano, spesso finiti in un angolino, senza alcun potere decisionale presso i club che hanno pensato solo ed esclusivamente ai propri interessi. Non solo. Nel periodo più importante per la preparazione dell’europeo, tra metà maggio e i primi di giugno, hanno avvertito un pericoloso accerchiamento intorno a Coverciano, assaliti da polemiche e avvisi di garanzia che hanno sconvolto addirittura l’elenco dei convocati (Criscito rimasto a piedi e Balzaretti salito sull’ultimo predellino). «La qualità della mia vita negli ultimi due mesi è precipitata» la riflessione travestita da accusa del ct.
Prandelli, a dispetto dei cattivi pensieri che hanno preso subito a circolare, non ha alcun contatto con i club. E nemmeno sembra tentato dalla possibilità di lasciare Firenze e la sua adorata compagna per trasferirsi all’estero pur di tornare a fare l’allenatore. «Mi manca il campo», è una frase che gli abbiamo sentito ripetere troppo spesso per diventare all’improvviso il problema numero uno. Sotto sotto è una questione politica perché è Abete, il presidente, che può convincere Cesare a restare in cambio di alcune garanzie che attengono al lavoro e al futuro del club Italia. Il girone mondiale per Brasile 2014 con Repubblica Ceca, più Danimarca, Bulgaria oltre a Malta e Armenia, non è una passeggiata di salute. Non solo: la prossima estate bisognerà preparare la partecipazione alla Confederation Cup evitando figuracce. La questione è molto spinosa perché la federcalcio rischia, in un colpo solo, di restare senza il ct e senza neanche il responsabile tecnico dell’under 21, Ciro Ferrara. Già contattato dalla Samp, anzi d’accordo con il club di Garrone ma in attesa di sapere proprio da Abete quali sono i piani sul suo conto. Per capirsi: o Ciro intuisce che c’è una possibilità di salire di grado e di passare al club Italia nel futuro, oppure taglia la corda, e si trasferisce a Genova.
Come si capisce al volo, è il calcio italiano a ritrovarsi improvvisamente in un vicolo cieco. Anche perché le alternative a Prandelli non sono così tante. Di Ferrara si è detto, Zola è tornato in Inghilterra. E su Capello ci sono i nodi di sempre da sciogliere: la sostenibilità dello stipendio da un canto e lo stile di calcio che apparecchia il friulano, in contro-tendenza rispetto a quello per due anni realizzato da Prandelli. È come se all’improvviso, dopo aver imboccato la strada del gioco, si ritornasse precipitosamente indietro. Non c’è molto tempo a disposizione per uscire dalla curva insidiosa. Oggi è il tempo del ritorno in Italia e del ricevimento al Quirinale ma da domani si comincia a lavorare al futuro. E bisogna fare bene e in fretta. Perché il 15 agosto, domani insomma, c’è già l’amichevole con l’Inghilterra fissata a Berna da onorare. E molti cavalieri di Cracovia da rimpiazzare. Uno su tutti: Andrea Pirlo, tentato dall’idea di chiudere qui la sua carriera.