La Champions in regalo di Spalletti e Zidane

I due tecnici si ritrovano in Europa perchè hanno preso il posto di Garcia e Benitez. Ma ora devono meritarsela. Come loro Hiddink, sostituto di Mou

La corsa alla finale di Milano del 28 maggio riparte stasera. Riecco la Champions League, dopo due mesi di letargo, con gli ottavi spalmati in un mese. Apertura oggi con il clou al Parco dei Principi del lanciato Psg di Blanc (40 partite di fila senza ko in terra francese) e il claudicante Chelsea di Hiddink (pure reduce da una serie positiva di 10 gare) ma anche con Benfica-Zenit che segna il ritorno in Portogallo di Villas Boas. Se l'anno scorso l'eliminazione dei Blues fu sorprendente e arrivò in maniera più casuale dopo un doppio pareggio e il 2-2 nei supplementari di Thiago Silva, questa volta i parigini sono favoriti. Chiusura il 16 marzo con Bayern-Juventus, sfida dal pronostico più aperto di quanto non si sarebbe pronosticato in fase di sorteggio, e Barcellona-Arsenal.

La Champions che riprende la sua marcia sarà orfana di tre personaggi da copertina come Mourinho, Benitez e Garcia, che hanno condotto i Blues, il Real e la Roma agli ottavi, ma che ora seguiranno la fase a eliminazione diretta dalla poltrona. Sempre che lo Special One, uscito dalla porta e sostituito da Hiddink, non rientri dalla finestra sicuramente meno prestigiosa dell'Europa League. Il Manchester United, infatti, impegnato giovedì con i danesi del Midtjylland potrebbe accelerare il cambio in panchina tra Van Gaal e Mou non aspettando la fine della stagione. Con l'evento più unico che raro di un tecnico che potrebbe conquistare due traguardi in due competizioni continentali diverse con due squadre «blasonate» dello stesso paese.

E mentre il portoghese attende di rientrare in pista, domani sera all'Olimpico si troveranno di fronte Luciano Spalletti e Zinedine Zidane, chiamati a gestire la pesante eredità lasciata dai loro predecessori. In casa Real, negli ultimi venti anni, si sono alternati ben 17 allenatori (tra questi anche Ancelotti) e anche al madrileno Rafa, che non è riuscito a essere profeta in patria, è toccata l'onta dell'esonero. Parola che non conosce Wenger che invece da venti anni si tiene salda la panchina dei Gunners pur senza grandi successi internazionali.

L'ultimo arrivato alla corte di Florentino Perez, lo Zizou indimenticato ex della Juve e della nazionale francese, ha avuto un impatto positivo sulla panchina dei Blancos anche se il Real, al solito, vive sugli spunti di un attacco atomico, non sempre supportato da una fase difensiva impeccabile. Le merengues hanno segnato 70 reti, 8 più della macchina da gol blaugrana, il doppio dell'Atletico Madrid. Senza Bale e Pepe (Marcelo è stato recuperato in extremis) troveranno una Roma in ripresa con la nuova gestione di Spalletti, che li eliminò negli ottavi di otto anni fa. Il Real peraltro è fuori dalla Coppa del Re per aver mandato in campo un giocatore squalificato, e in Liga è a -4 dal Barça che deve recuperare una gara. Insomma, si gioca tutto in Champions. E i giallorossi vogliono fare bella figura, senza dimenticare le scoppole storiche rimediate da United e Bayern.

Il tecnico della Roma visse contro il Real il punto più alto della sua storia europea con i giallorossi (successo al Bernabeu) e recupera Totti e De Rossi. «Non è una sfia impossibile, crediamoci», così il maliano Keita, un habituè delle sfide col Madrid visti i trascorsi a Barcellona, Siviglia e Valencia.