Sacchi: "Che impresa gli azzurrini. E non me li fanno giocare..."

Parla l'ex ct Arrigo Sacchi, ora responsabile dei settori giovanili: "I club di A ce li negano E poi li tengono in panchina. Soltanto la Fiorentina collabora davvero"

Caro Arrigo Sacchi, è tornato da Gerusalemme soddisfatto o deluso per quel secondo posto dell'under 21?
«Vuole scherzare o provocare? Questo è un risultato molto prestigioso. E lo documentano i fatti. Primo fatto: dal 2004 il calcio italiano non vinceva un titolo nella categoria. Secondo fatto: non era mai successo che il calcio italiano trascinasse in finale europea due selezioni, l'under 17 allenata da Zoratto e l'under 21 allenata da Mangia. Terzo fatto: delle quattro nazionali che hanno partecipato alla fase finale, Spagna, Olanda, Russia e Italia, solo noi siamo riusciti a centrare due finali con due diverse rappresentative. Le sembra poco?».

Quindi è bello contento?
«Se vuole che sia franco e brutale, ecco allora la mia risposta: far meglio non era possibile, fare peggio era scontato quasi. Ma non possiamo e non dobbiamo fermarci qui, al secondo posto di Gerusalemme. Se vogliamo colmare la differenza con gli altri paesi, in particolare con la Spagna, dobbiamo portare a termine l'ultima rivoluzione».

Che consiste?
«Che consiste, molto semplicemente, nell'indicare come base del movimento calcistico italiano, lo stile di gioco da adottare in tutti i settori giovanili, dalla categoria degli esordienti fino alla primavera».

Basta questo?
«Naturalmente no. Poi bisognerà chiedere e ottenere dai club maggiore generosità che consiste nella fine di una certa abitudine: e cioè negare i ragazzi alle nazionali giovanili per poi tenerli inchiodati in panchina, la domenica, come è capitato, purtroppo. Ci sono anche club virtuosi, come la Fiorentina ad esempio, che hanno collaborato in modo perfetto».

C'è qualche altro merito da segnalare?
«Anche qui preferisco citare i fatti. Una sola nazionale under 21 aveva, come noi, metà dei giocatori provenienti dalla serie B: l'Inghilterra. Bene: l'under 21 inglese ha raccolto zero punti durante l'europeo. Non solo. L'Olanda che ha perso con noi era la stessa squadra che ha giocato contro la Nazionale di Prandelli. Poi ci sono i meriti degli allenatori: Mangia credo debba anche ringraziare chi prima di lui ha lavorato nel settore, e cioè Ciro Ferrara».

A dire il vero il gioco dell'under 21 non sempre è risultato esaltante...
«Nelle prime tre partite, si è giocato un gran bel calcio: siamo stati padroni del campo e del gioco. Alla fine del torneo eravamo cotti, perciò non ci sono rimpianti da coltivare ma c'è solo da ringraziare il gruppo di calciatori oltre alla federcalcio che ci ha offerto tutta la collaborazione necessaria».

L'entusiasmo registrato intorno ai tanti nomi promettenti dell'under 21 può dare una spinta a cancellare le vecchie abitudini del calcio italiano?
«Sono sincero: non sono molto ottimista. Il motivo è semplice: non li fanno giocare. Da noi i club di serie A non puntano sui giovani come in Spagna e Olanda dove questa scelta produce energie, entusiasmo, attenzione. Vi pare poco? I talenti non mancano: Insigne, Gabbiadini, Verratti, Immobile, Destro possono ben figurare in serie A».

Anche Inter e Milan avevano i riflettori puntati su Banti, il portiere, e su Saponara, il tre-quartista: c'è da fidarsi di questi due giovanotti?
«Saponara è arrivato cotto all'Europeo, Banti è un portiere molto interessante. Il problema è che difficilmente troveranno un posto stabile con Inter e Milan. Ai miei tempi del Real Madrid sa perché il pubblico ci criticava aspramente? Perché avevamo in squadra Figo e Raul, Ronaldo e Owen, Roberto Carlos e Guti ma nessun esponente della cantera e pochi spagnoli di rango. Per Napoli-Roma si è giocato su un campo arato, mentre un fondo sintetico costa 350mila euro: può funzionare un calcio così? E infine: Real Madrid e Barcellona dedicano circa 30-40 milioni di euro del loro rispettivo bilancio alla cura e alla promozione dei loro settori giovanili. Infine c'è una questione legata all'età».

E cioè?
«In Spagna l'addestramento comincia a 12 anni, da noi a 15, solo da qualche mese siamo riusciti a ottenere dalla federcalcio la formazione dell'under 15. Capite che così gli spagnoli si ritrovano con 3 anni di vantaggio visto che il maggior apprendimento è previsto tra gli 11 e i 15 anni».

Funziona il rapporto con la Nazionale maggiore e con Prandelli?
«In maniera sinergica. Abbiamo gli stessi concetti di calcio totale e molti dei ragazzi portati in Israele potranno partecipare al prossimo mondiale».

Faccia qualche nome...
«Verratti, Destro che si è presentato con un infortunio che gli ha impedito di essere utilizzato, lo stesso Banti».

A proposito di Verratti: circola anche il nome di Capello come prossimo allenatore del PSG...
«Ah, ecco perché Fabio è venuto in Israele a veder giocare la nostra under 21. Ma Verratti non è proprio il calciatore adatto alle caratteristiche di Capello. Ripeto la questione è fondamentale: se al centro mettiamo il giocatore e non il gioco, per i giovani non ci sarà mai spazio»

Anche in Brasile la partenza dell'Italia di Prandelli è stata tutt'altro che deludente: meravigliato?
«Assolutamente no. Han giocato e bene, hanno tenuto il campo, inseguito il successo e avuto il possesso della palla».