«Chi vuole la coppa dovrà fare i conti con noi»

Avevano lì un po’ di sottomarini prodotti dalla Thyssen Krupp finiti fuori serie, oltre a 223 carri Leopard dismessi dalla Bundesweh e sono andati dai greci: volete gli aiuti? Bene, comprate le nostre belle armi da guerra e avrete gli aiuti. I greci, pur ridotti ai minimi termini, avevano ancora un minimo di amor proprio e hanno chiesto cosa se ne sarebbero fatti. La cancelliera ha spiegato: quando verrà il momento di affondarvi, cosa vi affondiamo se non avete neppure una dracma? E siccome si è irritata, gli ha piazzato lì anche 60 caccia intercettatori. Non è una notizia di oggi, è già successa ed è tutto vero. Qui non si butta via niente, si rinnova ma l’usato sicuro ha sempre il suo fascino. Così adesso Miroslav Klose fa la riserva nella nationalmannschaft, ma quella birba di Joachim Löw gli ha spiegato che ai piani alti avevano deciso che non era ancora il momento di dismetterlo e poteva essere nuovamente utile alla patria, magari una mezz’oretta, alla Josè Altafini, e anche Miro c’è cascato. Gira la voce che pure Löw sia lì con il consenso della cancelliera, perché anche lui ha abbracciato la filosofia vincente della signora, uno che ha speso fino all’ultima stilla di energia prima di smettere nello Sciaffusa in Svizzera dove per due anni ha portato a casa uno stipendio più che dignitoso, giocava e già allenava.
Sono loro i veri nemici della Spagna, e non solo perché quando è arrivato il momento hanno affondato senza pietà l’allegra Grecia, ma soprattutto perché hanno lì i due centrocampisti che meglio identificano il ruolo nel futuro, Mesut Ozil e Sami Khedira, 23 e 25 anni, un turco e un tunisino, perché pur di arrivare alla vittoria qui non si guarda in faccia nessuno. Sono loro due che fanno girare il motore, immarcabili e onnipresenti. Due madridisti che Josè Mourinho ha voluto per abbattere il mostro blaugrana, l’identica missione che Löw ha chiesto ai due contro una Spagna che puzza talmente tanto di Barcellona da temere il tifo contro dei castigliani nel caso dovesse arrivare in finale contro i tedeschi.
Non ci sono solo loro e il simpatico Bastian Schweinsteiger in dubbio per la semifinale per un problema alla caviglia, la Germania ha la rosa più giovane, ha Mats Hummels, un centrale difensivo che potrebbe giocare mezz’ala, il miglior portiere dell’Europeo, Manuel Neuer, un bomber vero come Mario Gomez, insignificante, antidivo e capace di fulminare con un colpo d’anca. La signora Angela, il cui nome è evidentemente una copertura, è orgogliosa di loro ed è convinta di essere lei la vera artefice di tutto questo. È scattata come un black mamba al gol di Khedira alla Grecia. Perfino Michel Platini, seduto accanto a lei, ha perso l’equilibrio sulla sua poltroncina vip e ha avvertito tristi scenari, questa Germania si sta gonfiando troppo. Ci si è messo perfino Sepp Blatter a fargli la guerra e come alleato ha scelto addirittura Franz Beckenbauer, il Kaiser. «Se qualcuno ha intenzione di mettere le mani su questa coppa - ha dichiarato Marco Reus del Moenchengladbach, 23 anni, uno degli emergenti -, dovrà prima passare da noi. Siamo la squadra da battere». Lo pensano tutti, galvanizzati dalla più lunga serie vincente della storia mondiale del calcio, quindici partite fra mondiale, qualificazioni e fase finale dell’europeo. Cifre che mettono un po’ d’ansia anche se dentro ci sono Azerbaigian e Kazakistan incontrate quattro volte. Ma quello che più lascia lì è la sicurezza che ostenta il gruppo: «Bombing - ha detto Miroslav Klose parlando dei suoi compagni di nazionale -. Siamo esplosivi». E anche questa è un’evidente imbeccata della signora a cui l’attività fisica ha messo buon umore. Joachim Löw si è spinto oltre e parlando dell’Italia ha detto ciò che pensa di noi e del nostro movimento: «Tutte le nazionali che arrivano a una fase finale dell’Europeo, hanno una chance di vincerlo. Anche l’Italia».