Ciclismo: si ritira Petacchi, lo sprinter gentiluomo

Lascia alla soglia dei 40 anni, dopo 18 stagioni ad altissimi livelli, costellati di vittorie. Grande rivale di Cipollini, era il suo opposto anche come tipo umano

Aveva coltivato il sogno di festeggiare i quarant'anni in bicicletta (li compirà il prossimo 3 gennaio), aveva sognato soprattutto di vincere ancora tappe al Giro d'Italia e al Tour de France.
Ogni sogno, però, ha la sua giusta età. Quelli di Alessandro Petacchi, il velocista gentiluomo, non fanno più per lui. In queste prime gare di primavera si è accorto che certi sogni possono diventare rovinosi e umilianti. Così, molto meglio uscire di scena cavalcando la dignità.
"Arrivato alla soglia delle 200 vittorie - spiega il campione spezzino - sento il bisogno di dare una svolta alla mia vita, trovando anche più tempo da dedicare alla mia famiglia. Più avanti, con calma, potrei anche tornare in questo mio mondo, che ancora amo molto, magari in un'altra veste. Ma non è il caso di decidere tutto adesso: intanto saluto chi mi ha voluto bene e chi mi ha consentito di correre ad altissimi livelli per diciotto stagioni".
Vittorie al Giro (27), vittorie al Tour (6), vittorie alla Vuelta (20), ma soprattutto la grande vittoria nella Milano-Sanremo del 2005: questo, sugli almanacchi, resterà di Petacchi.
Nella memoria dei tifosi, resta invece viva l'immagine di un campione schivo e riservato, umanamente mansueto e rispettoso, sportivamente leale e cavalleresco, un tipo di sprinter cioè lontano anni luce dallo stereotipo della canaglia svitata e guascona, superbamnente interpretata dal grande rivale e alter-ego, Mario Cipollini.
I grandi duelli tra i due, che hanno segnato quasi un ventennio di ciclismo, passano in archivio lasciandosi a ruota un po' di sana malinconia, con le immagini del mondiale di Zolder a sublimarle tutte, loro due per una volta insieme, vestiti d'azzurro, Petacchi che spiana la strada e Cipollini che vince la maglia iridata.
Il problema, adesso, è che si apre ufficialmente la successione, senza che si profili all'orizzonte un vero successore.