Cin cin Trentin alla Cavendish Stavolta lo sprint è tutto suo

Prima dei francesi festeggiano gli italiani. Dopo tre anni, finalmente, torniamo a vincere una tappa al Tour de France. Era il 7 luglio del 2010, eravamo a Reims e a vincere fu il nostro velocista per eccellenza: Alessandro Petacchi.
Cento anni fa correva l'anno 1903, il Tour arriva a Lione e a vincere è proprio un italiano: Maurice Garin, spazzacamino valdostano trasferitosi in Francia. Cento anni dopo, Matteo Trentin, per certi versi anche lui un emigrato del pedale, visto che per passare nella serie A del ciclismo è dovuto andare in Belgio, vince la sua prima corsa da professionista.
«In Italia c'è crisi, gli sponsor non investono e allora l'anno scorso ho accettato di andare a correre per la Omega Pharma, una delle più grandi squadre del mondo».
Cin cin Trentin, trentino di Borgo Valsugana, compagno di squadra e di stanza di Mark Cavendish, il più forte velocista del globo. Dopo averlo pilotato fino all'altro ieri, dopo aver ottenuto in questo Tour un quinto posto, ieri ha colto il momento e si è infilato in una fuga di 18 uomini che non sono stati più ripresi dal gruppo maglia gialla (sempre sulle spalle di Chris Froome, ndr).
Cin cin Trentin, per la gioia dei suoi compagni di squadra, di Mark Cavendish, che lo abbraccia come se avesse vinto lui. «Mi ha detto che è felice come se a vincere fosse stato lui. Questo per me è un premio speciale», dice ebbro di gioia, felice come un bimbo, stordito e frastornato come chi viene catapultato in una festa a sorpresa.
Cin cin Trentin, al quale mancano due esami più la tesi per arrivare alla laurea in scienze motorie, ma nel frattempo si è laureato alla Sorbona del ciclismo, vincendo la sua prima gara da professionista proprio al Tour de France.
«Attacco preparato? Assolutamente no», assicura lui.
Uno scatto a 15 km dall'arrivo di Julien Simon, accende poi il finale di tappa, ma a un chilometro e 200 metri il sogno si infrange dopo che il bretone arriva ad avere anche 20" di vantaggio.
Poi, nella volata, Trentin fa secchi lo svizzero Albasini, l'americano Talansky e gli spagnoli Rojas e Garcia.
Cin cin Trentin, che brinda, beve e fa baldoria e tra un'intervista nella lingua di Dante e quella di Froome, si racconta al mondo.
«Vengo da Borgo Valsugana, in provincia di Trento, dove sono nato e continuo ad abitare con la mia famiglia: mamma Francesca, papà Alessandro e mio fratello Daniele, che ha 20 anni e corre tra i dilettanti».
Nelle giovanili vince il Trofeo Liberazione, una sorta di mondiale di primavera che si corre da sessant'anni il 25 aprile, e un anno fa, al suo esordio nella massima categoria, arriva a giocarsi la Sanremo in volata.
«Ma sono anche finito per terra come un pollo ai 250 metri… - dice lui sornione -. La corsa dei sogni? Ne ho due, forse tre: Fiandre e Roubaix su tutte. Poi la Sanremo. Domani (oggi per chi legge, ndr) c'è il Mont Ventoux? Certo, ma io seguirò Mark (Cavendish, ndr) e me la prenderò più comoda di oggi».
Una cosa che ti da fastidio?
«Quando leggo che la mia generazione è di viziati».
Così parlò Matteo Trentin, 23 anni, vincitore della tappa di Lione al Tour. Quasi laureato, quasi campione: un ragazzo della giovane Italia che pedala e non è fatta solo di bamboccioni un po' "choosy".