Circuito, Mercedes e Ferrari da vero mondiale

L a nota tecnica più spiccatamente positiva di questo inaugurale Gp d'Europa è quella di una corsa ben consolidata, su un unico cambio gomme, sul miglior asfalto cittadino del mondiale e con la consumata bravura dell'architetto Hermann Tilke, per la conformazione e la sicurezza. Basta con i terreni densi di riccioli neri dei multi-pit stop da torte in faccia o da gare nei sacchi. È sufficiente una Super-soft ben calibrata e un'ottima Soft, per assicurare linearità e solidità alla contesa. Con una British-Mercedes, quella di Rosberg, non quella di Hamilton, di una completezza (perfino nel dietro dell'ala posteriore) ammirevole, meglio che in Canada, e ancora d'un soffio più potente, secondo i calcoli, dell'espressione ritoccata del Gp di Monaco. E con una Ferrari impeccabilmente uscita alla distanza, dopo un inizio denso di impreparazioni e di limitazioni d'autotelaio.

Questo, del resto, è un po' il Leitmotiv del confronto Ferrari-Mercedes 2016, con una ammirevole rincorsa di motore, fino alle migliori dimostrazioni di equivalenza, scalfite solo dall'apertura del noto rubinetto della potenza o portata-benzina, regolata dal telecomando dell'uomo-radar. Se si pensa che in qualifica Vettel era precipitato a un distacco da Rosberg dell'1,39%, dopo il quasi congiungimento dello 0,24% in Canada, bisogna inneggiare alle capacità di recupero degli ingegneri di Maranello. Anche se preferiremmo un livello di preparazione iniziale un po' più alto, per tranquillità e rigore tecnico. In attesa di altri progressi.