il commento 2

I l grande Gigi Radice, ormai dimenticato da molti, era solito ridurre ai minimi termini i suoi calciatori, fossero del Torino, del Milan o dell'Inter, con una frase perfida: «Ragazzo, stai nella cesta». Parole che dovrebbero essere utilizzate oggi, con certe figure e certi figuri che si aggirano nel mondo del calcio, in campo e in panchina, anche in società. Prendete Ibrahimovic che, nella terra di Cambronne di cui Zlatan sicuramente non conosce il club di appartenenza, definisce la Francia un paese di merda e provoca la reazione dei patrioti sciovinisti. Prendete Mourinho che maltratta Souness, il quale scozzese aveva osato criticare l'assedio dei calciatori del Chelsea all'arbitro Kuipers nella sfida di Champions contro il Paris Saint Germain, tattica già vista e imposta dal portoghese ai propri fedeli dipendenti, a Oporto, a Milano e a Madrid. Aggiungete le crisi, al plurale perché si ripetono, dicevo le crisi di nervi di Benitez che secondo Bielsa, docente a Coverciano, sarebbe, anzi è il solo scienziato di football in circolazione, ma la scienza si chiama Higuain, il resto è noia. Non trascurate Mancini che gode di eredità eterna, prende il posto di Mazzarri, passa alla cassa che già lo aveva liquidato pre-Mourinho natum, riesce a convincere il datore di lavoro a comprare nuovi articoli e si ritrova a pareggiare contro il Cesena, a San Siro, dicendo di essersi sbagliato, sorry, avanti che ho il posto.

Non dimenticate Inzaghi, degno di Dostoevskij, umiliato e offeso. E Garcia dove lo mettiamo? Prima ha riportato la chiesa al centro del paese, poi ha suonato il violino ma adesso non riesce nemmeno a venir via dalla sacrestia trillando un campanellino. Di Mihajlovic può raccontare qualcosa il povero Reggini, scosso per un calcio di punizione in zona Cesarini (ultimi minuti di gioco di una partita, come era passato alla storia il re dei tabarin, Renato Cesarini da Senigallia, autore in carriera, tra nazionale e Juventus, di uno, due, dieci gol, pochi minuti prima del fischio finale). Così come a Cagliari non hanno ancora capito che il fattore Zeta è una favola del nostro calcio, si riferisca a Zola o a Zeman.

Sono tutti personaggi in cerca di se stessi, figli della tivvù e di wikipedia, pronti a esibire la tattica e il broncio, incazzosi, volgari, superpagati, eroi di un'ora e mezza, per il resto della giornata, anonimi invisibili.

Sky, Mediaset, Rai, tutte le tivvù private, i siti web, i forum, hanno provocato la montata lattea, da Ibrahimovic a seguire dovrebbero riascoltare Gigi Radice e tornare nella cesta, rivedersi alla moviola o con l'occhio di falco o rileggendo il taccuino con tutte le posizioni e soluzioni tattico-strategiche, come ormai si usa fare anche con gli analfabeti. In fondo, trattasi di pallone. Dovrebbero capirlo. Ma non ne sono del tutto sicuro.