il commento 2 La prossima volta rinasco Leonardo

di Tony Damascelli
Se potessi rinascere vorrei essere Leonardo. Voi state pensando a Leonardo di ser Piero (Vinci 15 aprile 1452-Amboise 2 maggio 1519), lo scienziato illustre di nostra patria. No, trattasi di Leonardo Nascimento de Araujo (Niteroi, 5 settembre 1969), uno che ha capito tutto della vita e ne ha fatto un tesoro che non si può credere. Costui, il Leonardo del football, ha giocato a pallone in diversi ruoli, come gli sta capitando nella carriera cosiddetta lavorativa. E' stato terzino, centrocampista, trequartista, attaccante, se la passava bene, non la palla, ma la sua esistenza, dal Flamengo al San Paolo, dal Valencia ancora al club paulista, quindi al Kashima Antiers giapponese, dal Paris Saint Germain al Milan, al San Paolo di nuovo, quindi al Flamengo, di nuovo al Milan, insomma un «commosso» viaggiatore perché l'espressione del suo viso è stata sempre quella elegante ed emozionata. Stando all'almanacco risulta campione del mondo nel 1994 con i verdeoro, in verità Leonardo si rese famoso per una gomitata allo statunitense Tab Ramos, in un ottavo di finale, l'episodio gli costò tre mesi di squalifica e, ovviamente, l'addio a quel mondiale, comunque esibito sul passaporto. Finita la sua corsa elegante in campo, decise di darsi alla dirigenza, non si sa bene ancora oggi con quali responsabilità ma di certo si conoscono i pesi sul bilancio contabile. Al Milan prima e all'Inter dopo intraprese anche l'attività di allenatore, senza lasciare traccia memorabile ma, addirittura, con qualche scoria nello spogliatoio rossonero (chiedere informazioni a Gattuso Rino). Leonardo però è superiore a simili bassezze, parla molte lingue, escluso il calabroscozzese, dunque sa intuire e farsi intendere, dunque, esaurita la campagna d'Italia, dopo aver stretto la mano e ritirato il dovuto da Berlusconi e Moratti, non proprio due esodati, ha fatto la classica scelta di vita e se ne è andato a Parigi, non tra i bouquinistes lungo la Senna ma al servizio di un potentato del Qatar che, nel frattempo, aveva rilevato le azioni societarie del Paris Saint Germain, antico amore del brasilero. Il quale, utilizzando una delle sue lingue di conoscenza, ha convinto l'emiro che Parigi val bene una messa ma anche una grande squadra di football. E così si è messo alla ricerca dei numeri uno, dei cosidetti top player, con i soldi degli altri, e che soldi e che altri. Per Leonardo si è trattato e si tratta ancora di un carnevale, non di Rio ma di Parigi, basta chiedere e l'emiro firma l'assegno. Vuoi Pastore? Te lo prendo, tanto paghi tu. Vuoi Thiago Silva? Eccolo, sigla qui. Vuoi il resto della comitiva reduce dal campionato italiano divisione nazionale serie A e B? Voilà, il prezzo è ingiusto. Domanda: ma dove sta il talento? Dove sta l'arte dello scopritore di gemme preziose? Dove sta la competenza di uno che ha girato il mondo ma sembra essersi fermato tra Ventimiglia e Mentone? È il bello di chi si fa abbindolare, il personaggio si presenta bene, è compìto, non fa polemiche, come un buon marinaio promette amore eterno in ogni porto dove attracca con la sua nave. Poi ritira la congrua e riparte. Oggi a Parigi i francesi si domandano: ma che fa davvero Leonardo? «Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo dalla bellezza del corpo,che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro…» così si scrisse, e sembrano un parallelo e un presagio meravigliosi, di Leonardo di ser Piero da Vinci di cui si possono ammirare opere illustri. Tra queste, proprio a Parigi, la Gioconda il cui valore è vicino alle spese effettuate per il football da Leonardo, il brasiliano giocondo. Un bell'applauso.