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Avanti con i Monopoli. Lo ha ribadito una recente sentenza del Consiglio di Stato che nello stesso tempo ha censurato Aams per la mancata notifica alla Commissione Europea del decreto relativo all’oscuramento dei siti privi di concessione. «Il permanere del monopolio pubblico statale dei giochi pubblici - si legge nella sentenza - si giustifica non per scoraggiare la propensione della collettività al gioco, ma per motivi di ordine pubblico e sicurezza pubblica». In altre parole non si può raccogliere gioco senza concessione. È anche un segnale rivolto alla Corte di giustizia europea che potrebbe portare a un cartello comune con francesi, tedeschi e scandinavi. Su questo tema si è soffermato Giorgio Tino nel suo discorso di commiato dalla direzione generale di Aams: «Nel 2002 l'immagine del mondo dei giochi italiano era fortemente compromessa, una realtà misconosciuta e marginalizzata. Il mercato legale era statico e poco propositivo, mentre era necessario scardinare un sistema economico parallelo e criminale. L'unica soluzione è apparsa la competizione sull'offerta. Ecco perché dal 2003 abbiamo puntato sul miglioramento della qualità del gioco, della comunicazione istituzionale e di una politica del prezzo attuata mediante una riduzione della tassazione».
Contro il gioco illecito si è schierato anche il Sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, Alberto Giorgetti, che ha fatto intravvedere una possibile inversione di tendenza sulla creazione di una agenzia fiscale dei giochi, prevista nella precedente Finanziaria: «Il Governo sta valutando se si tratta o meno di uno strumento adeguato. Al momento la scelta appare prematura». Probabile anche una revisione a livello fiscale: «Entro settembre provvederemo ad elaborare un testo per capire se, pur mantenendo una gestione centralizzata, si possa e si voglia intervenire per spostare le risorse del gettito su scala territoriale». Applaudita la proposta di aprire un dibattito su questo tema «per non destabilizzare il settore». Ma c’è chi, come Raffaele Palmieri, presidente di Sicon, non ritiene utile cassare o rimandare l’ipotesi di formare un’agenzia ad hoc: «Ci aspettavamo un cambio di tendenza politica, ci ritroviamo invece in piena restaurazione con un mercato che a fine anno supererà i 45mila miliardi e dà lavoro a 150 mila addetti».

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