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«È sbagliata la legge sulle agenzie storiche», afferma Maurizio Ughi, presidente di Snai Spa. «Lo Stato, nel lodevole tentativo di mettere riparo a un precedente errore e soddisfare le richieste dell’Ue, ha varato nello scorso giugno una legge senza capo né coda. La testimonianza arriva da Bruxelles dove il provvedimento è stato aspramente criticato perché non pone i partecipanti sullo stesso piano. C’è chi potrà aprire la nuova agenzia entro 200 metri da quella precedente e chi non potrà farlo per l’impossibilità di trovare locali adatti. I vincitori rischiano di finire in un vortice di ricorsi e perdere il valore dell’investimento. È mancato il confronto, a ogni livello. Ora bisogna intervenire con urgenza». «Ma non è tutto», aggiunge Ughi. Ascoltiamo allora: «La legge è carente anche perché non prevede indennizzi nei confronti dei concessionari che si vedono privati delle agenzie con tre anni di anticipo sulla scadenza naturale. Prevedibili i ricorsi contro lo Stato per ottenere il giusto riconoscimento di quanto prima assegnato e poi tolto». Il pasticcio si allarga. Chissà per quanto tempo ne sentiremo parlare. «Il sistema è obsoleto, non chiaro, dà adito a guerriglie sul piano commerciale e legale. Ognuno vanta titoli a proprio favore. È finito il tempo dei bandi basati su principi demoscopici che non rispondono ai criteri di mercato. Va realizzato un regolamento che permetta a chiunque ne abbia i titoli di bussare alla porta dell’Amministrazione dello Stato ed acquistare i diritti per aprire una nuova agenzia. È arrivato il momento di rivedere le posizioni e ripensare il mercato». La proposta di Ughi farà discutere e probabilmente dividerà il mercato. Ma è l’unica che dentro di sé sembra avere la forza di chiudere un’epoca, felice ma travagliata, e aprirne un’altra al passo con i tempi. Dal 1998 a oggi il mercato delle scommesse in Italia ha compiuto passi da gigante permettendo al nostro paese di porsi all’avanguardia su più fronti: basti pensare alla tecnologia della rete o alla tutela dell’utente che si somma a quella del concessionario. Solo l’Inghilterra ci è avanti. Ma non si può colmare in pochi anni una storia centenaria. Sarebbe però stupido arroccarsi su posizioni di comodo perdendo l’opportunità di essere la locomotiva di un mercato che da 11 anni non conosce soste.

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