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In una recente intervista il ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, ha affrontato i problemi del settore ippico in rottura prolungata da molti anni: crisi finanziaria, calo delle scommesse, malcontento delle categorie. Il ministro si è posto due obiettivi primari: «La defiscalizzazione del settore e la riorganizzazione delle scommesse ippiche». Sotto il profilo operativo Zaia s’è detto favorevole al commissariamento dell’Unire, alla riduzione delle quote di prelievo e alla possibilità di scommettere sui cavalli nelle agenzie sportive. A questo riguardo Maurizio Ughi, presidente di Snai SpA, ha spiegato i motivi per cui la società toscana ritiene utile aumentare i punti di accettazione delle scommesse ippiche: «Il discorso prende le mosse dalla legge 101 che ha messo a bando le 329 agenzie storiche in risposta a una sentenza della Corte Europea, ma che non tranquillizza i partecipanti sull’eventuale assegnazione. Da quanto ne sappiamo alcuni elementi della gara, a cominciare dalle limitazioni di natura territoriale, potrebbero essere nuovamente contestati in sede comunitaria. Secondo il nostro parere sarebbe preferibile ritirare il bando anche perché la mancata pubblicazione dei capitolati impedisce di fatto il rispetto dei termini». Ma il nucleo della questione è un altro: «In un mercato così ampio chiunque deve avere la possibilità di ottenere una concessione e di aprire un negozio o un corner purché abbia i requisiti richiesti dall’Amministrazione dello Stato e paghi il dovuto. Nel gioco a distanza è così già da tempo. L’Unione Europea ha addirittura stabilito che il server può essere collocato all’estero, basta che risponda ai requisiti richiesti dalla legislazione italiana. A suo tempo le agenzie ippiche ospitarono per legge quelle sportive. Nulla osta che a distanza di 12 anni la situazione si capovolga con i concessionari delle scommesse sportive che richiedono la licenza ippica e l’ippica che si riprende il vantaggio concesso allo sport». E se qualcuno contestasse la novità ritrovandosi in un mercato diverso da quello iniziale? Secondo Ughi non esiste questo timore: «La Legge Bersani non fissò un tetto alle licenze, ma indicò in 16-17mila un numero minimo di corner e negozi. I concessionari sapevano bene che un domani avrebbero potuto trovarsi in un mercato più allargato». L’aumento dei punti di accettazione rappresenterebbe sicuramente un vantaggio per l’ippica. Ma il settore ha bisogno di ben altri interventi strutturali per tornare a essere competitivo. A cominciare dalla risposta alla domanda sulla sopravvivenza dell’Unire.

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