La Commissione etica Fifa lascia cadere i reati di corruzione e falso. Michel: «Ora giustizia»

Davide Pisoni

Nelle mani di un italiano. È Michel Platini, che nello stivale affonda le radici familiari e soprattutto ha conquistato il mondo con la Juventus, che venerdì si gioca il futuro da dirigente nel pallone. A decidere il Tas con un arbitro made in Italy, Luigi Fumagalli, professore di diritto alla Bocconi. Che si è già cimentato con il calcio, difendendo il Barcellona nel ricorso per la squalifica dello «squalo» Suarez, dopo il morso mondiale a Chiellini. Ora dovrà decidere le sorti di Le Roi.

Che per una volta non dà l'assist, ma lo riceve. Addirittura da quella Fifa che escluse il francese dalla corsa alla presidenza del dopo Blatter. Infatti a tre giorni dall'arbitrato del Tas, il massimo organismo del calcio mondiale ha derubricato le accuse al presidente dell'Uefa sospeso. Cadono i capi d'imputazione più gravi, la corruzione e il falso, restano in piedi quelli minori, il conflitto d'interesse e mancanza di lealtà. Platini sfrutta immediatamente l'assist e va all'attacco: «Mi impediscono di lavorare e di occuparmi del calcio. In realtà, mi hanno privato di tutto ciò che ha costruito la mia vita. Quindi io attendo con serenità e determinazione che si dica la verità e che sia fatta giustizia».

A questo punto appare quantomeno inevitabile una riduzione dei sei anni di squalifica. Una consolazione anche se il danno ormai è fatto. Non solo d'immagine. Perché Platini era destinato alla presidenza della Fifa. Ma la giustizia sportiva lo ha «condannato» nonostante quella ordinaria della Svizzera l'avesse sempre e solo ascoltato come testimone e persona informata sui fatti, e non lo abbia mai iscritto nel registro degli indagati.

E adesso quei 2 milioni di franchi, ricevuti da Blatter nel 2011 come pagamento di consulenze risalenti al 1999-2002, appaiono sempre più un trappolone per Platini che si è sempre difeso parlando di un accordo verbale a posteriori per quella collaborazione. Invece quel passaggio di denaro, stando all'accusa, avrebbe nascosto un patto corruttivo per la rielezione del dirigente svizzero.

Adesso alla resa dei conti mancano due giorni. I legali di Platini hanno rivelato che lo stesso Blatter, il cui ricorso sarà esaminato più avanti, è stato chiamato dalla Fifa a testimoniare. Di fatto colui che ha trascinato nelle sabbie mobili Platini, ora diventa un appiglio per la salvezza. Da nemico a difensore. Per Platini due scenari: con l'assoluzione potrebbe tornare a fare il presidente dell'Uefa e concludere i due anni che restano del mandato. E partecipare al congresso ordinario Uefa del 3 maggio a Budapest. Se il ricorso venisse accettato solo parzialmente, Platini potrebbe comunque essere invitato come ospite al «suo» Europeo in Francia. Un re senza trono in patria.