Il compagno dopato beffa Bolt: addio all'oro della staffetta

Un fulmine a ciel sereno. Per la prima volta Usain Bolt ha perso. Non in pista, dove resta imbattibile, ma dal «collega» di staffetta Nesta Carter. Perché il 31enne giamaicano compagno di squadra di Bolt è nella lista dei 454 casi doping venuti alla luce dopo i nuovi test dello scorso anno, dove compare anche la russa Tatiana Lebedeva, argento nel lungo e nel triplo ai Giochi di Pechino 2008. In Cina, Carter era un componente doc della staffetta 4x100 d'oro con record del mondo. Staffetta che, da ieri, è stata squalificata dal Cio per la positività ad uno stimolante di Carter. Una decisione che si attendeva da tempo, da quando era emersa la sua positività e mancava solo l'esito delle controanalisi per togliere la medaglia d'oro di Pechino dal collo del colpevole e, purtroppo, anche dei tre compagni incolpevoli. Una delle nove conquistate in carriera da Usain.

In Cina Bolt vinse infatti i suoi primi ori a 5 cerchi nei 100 e 200 metri, a cui seguirono le triplette (100, 200 e 4x100) di Londra 2012 e Rio 2016. Insomma, Usain aveva completato la tripla tripletta d'oro olimpica. Ma ora questa beffa atroce che arriva davvero tardi e a quasi nove anni di distanza da quella gara di staffetta (l'oro andrà a Trinidad e Tobago, l'argento al Giappone e il bronzo al Brasile, gli Usa erano usciti incredibilmente in batteria). Nove anni come nove le medaglie vinte prima di ieri. Un primato conquistato con i trionfi all'ultima olimpiade e che dovrà togliere dal curriculum lasciando in vetta solitaria Paavo Nurmi, finlandese, re del fondo e mezzofondo negli anni '20, e Carl Lewis, il figlio del vento che, visti i rapporti tesi col giamaicano, ora starà sorridendo sotto i baffi che non ha. La stagione, comunque, è alle porte. Si attende solo la reazione, in pista, del caraibico. Come sa fare solo lui, cioè correndo più veloce della luce.